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Il procuratore: “Non ho detto che chi vota Sì sia mafioso o massone, ma che mafia e massoneria deviata potrebbero votarlo” 

È un invito a informarsi e ad andare a votare al prossimo referendum sulla giustizia previsto per il 22-23 marzo, quello che il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, ha condiviso con il pubblico di La7. Durante la trasmissione condotta dal giornalista Giovanni Floris, il magistrato ha sottolineato che il voto riguarda modifiche importanti alla Costituzione, quella a cui hanno lavorato i grandi padri Costituenti come Calamandrei, Moro, Leone, Mortati: “gente che ha costruito l'ossatura giuridica italiana”. Mentre, oggi - ha proseguito Gratteri - si vogliono modificare ben sette articoli della Costituzione senza nemmeno avere un confronto adeguato. 

Poi, alla domanda del perché intende votare No al referendum, Gratteri ha aggiunto: “Io voto No per tanti motivi”. Uno di questi è che “spesso, quelli del Sì parlano della squadra di calcio, che il giudice è l’arbitro, l’avvocato rappresenta una squadra e il pubblico ministero rappresenta, invece, l’altra squadra. Ma non è così”, ha precisato il procuratore di Napoli. Questo perché “il pubblico ministero ha l’obbligo di trovare prove anche a favore dell’indagato”, mentre l’avvocato no. Se l’avvocato ha delle prove “non ha l’obbligo di portarle davanti al giudice. Quindi, dove sarebbero queste squadre che giocano con le stesse regole?”.

Gratteri ha inoltre contestato e spiegato che il paragone con altri sistemi giudiziari europei, spesso citato dai sostenitori della riforma, proprio non regge, non sta in piedi. “Quando qualcuno mi dice che così funziona in Francia come in altri Paesi, mi chiedo: ma chi l'ha detto che quei sistemi sono migliori dei nostri?”.

L’altra analisi di Gratteri, altrettanto interessante, riguarda le motivazioni politiche di questa riforma. “L'idea che mi sono fatto è che la parte della giustizia sia stata ‘appaltata’ a Forza Italia”. Questa “non è una riforma di destra” in senso puro; “avremo dei magistrati molto più timidi, dei magistrati meno coraggiosi”. Ecco perché “l’Alta Corte disciplinare”, per giudicare i magistrati, “è qualcosa di veramente pauroso”. Il timore, infatti, è quello che questo nuovo organismo possa diventare uno strumento di pressione indiretta sui magistrati. Questo perché oggi le questioni disciplinari che riguardano i giudici e i pubblici ministeri sono gestite all’interno del sistema della magistratura, attraverso il CSM, mentre, con la riforma, il giudizio disciplinare verrebbe affidato a un organo separato, appunto la cosiddetta Alta Corte, che potrebbe essere molto più esposta a dinamiche politiche.


Il sorteggio: “una mezza fregatura”

Una prima dimostrazione di quanto detto fino ad ora arriverebbe dal sorteggio, che per il procuratore capo di Napoli pare essere “una mezza truffa”. Probabilmente la misura che, più di tutte, potrebbe rivelare le reali intenzioni di chi vorrebbe portare a termine questa riforma della giustizia.

Il problema del sorteggio previsto dalla riforma riguarda il fatto che dovrebbe servire a scegliere coloro che andrebbero a comporre i nuovi organi destinati a sostituire l’attuale assetto del Consiglio Superiore della Magistratura. Secondo Gratteri, il sorteggio viene presentato come uno strumento neutrale e “democratico”, pensato per ridurre il peso delle correnti della magistratura. Nella realtà, questo sistema non risolverebbe affatto il problema, anzi, finirebbe col peggiorarlo.
Questo perché qualcuno deve comunque decidere da quale elenco o da quale gruppo di candidati si potrà essere sorteggiati. Ed è proprio nella selezione di questa rosa di nomi che si nasconde la “mezza truffa”. 



In base al meccanismo previsto dalla riforma, i membri togati verrebbero estratti a sorte tra tutti i magistrati, mentre i membri laici verrebbero sorteggiati da liste di professori universitari e avvocati cassazionisti preventivamente redatte dal Parlamento.

Il Parlamento fa una lista di nominati, può anche scegliere 50 nomi, 30 nomi, non è scritto quanti debbano essere”, ha spiegato Gratteri. “Quindi ognuno sceglie le persone che gli garantiscono fedeltà”. Possono essere “professori ordinari di diritto oppure avvocati cassazionisti che rispondono all’ideologia di chi li nomina”.

In questo modo, ha proseguito il magistrato con un esempio concreto, “in un vaso mettiamo 50 nomi”. Da questi verrebbero poi estratti “10 nomi e comporranno il CSM dei giudici, altri 10 - ha aggiunto - e comporranno il CSM dei pubblici ministeri”.

Peccato però che questo non rappresenti un sorteggio neutrale o casuale, come viene invece presentato da chi vorrebbe che questa riforma venisse approvata. Il sorteggio sarebbe stato realmente “alla pari” “se noi avessimo messo in un computer tutti i nomi dei professori ordinari di diritto e tutti gli avvocati iscritti all’albo degli avvocati cassazionisti”, senza che qualcuno si preoccupasse prima di scegliere chi inserire nella lista e chi invece escludere.

In altre parole, se la rosa dei nomi viene filtrata in partenza, il risultato finale del sorteggio risulta inevitabilmente influenzato.


Chi vota “Sì” è mafioso?

Io non ho detto che chi vota sì è mafioso”, ha precisato il procuratore Gratteri dopo alcune critiche seguite a estrapolazioni incomplete di un suo discorso sulle motivazioni del “No”.

Questo “lo hanno voluto dire loro”, a iniziare “dal Presidente del Senato - Ignazio La Russa - a scendere, fino a quello che chiude la porta la sera”. Il motivo, secondo Gratteri, risiede piuttosto nel fatto che la riforma della giustizia potrebbe indebolire in maniera significativa l’indipendenza della magistratura. Da qui la convinzione che mafiosi e massoneria deviata possano avere interesse a votare Sì. Una cosa ben diversa dall’affermare che chi vota Sì sia mafioso o massone.

Foto © Imagoeconomica 

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