La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna a un anno e tre mesi inflitta al colonnello dei Carabinieri Lorenzo Sabatino (in foto), confermata lo scorso giugno dalla Corte d’Appello nell’ambito del processo “Cucchi ter”, il filone dedicato ai presunti depistaggi legati alla morte di Stefano Cucchi. Il geometra romano di 31 anni morì nel 2009 dopo essere stato picchiato da due appartenenti all’Arma. Sabatino, che all’epoca dei fatti era comandante del Reparto operativo di via in Selci, aveva scelto di rinunciare alla prescrizione.
La decisione è arrivata dalla Quinta Sezione penale della Suprema Corte, che ha accolto la richiesta del sostituto procuratore generale Tomaso Epidendio. Quest’ultimo, nel suo intervento, aveva evidenziato “la contradditorietà e illogicità della sentenza”, chiedendo quindi l’annullamento della condanna.
Diversa la posizione degli altri militari coinvolti nel procedimento. I giudici hanno infatti confermato le condanne a due anni e mezzo per Luca De Cianni e a dieci mesi per Francesco Di Sano, respingendo i ricorsi presentati dalle difese. Restano inoltre definitive le prescrizioni già dichiarate per il generale Alessandro Casarsa e per i carabinieri Luciano Soligo e Francesco Cavallo. Il procuratore generale aveva chiesto il rigetto dei ricorsi per i due condannati e la dichiarazione di inammissibilità per coloro che avevano già beneficiato della prescrizione.
Nel processo d’appello erano invece stati assolti altri due carabinieri, Massimiliano Colombo Labriola e Tiziano Testarmata. Il procedimento, nato dall’inchiesta del pubblico ministero Giovanni Musarò, contestava agli imputati diversi reati legati alla gestione delle indagini successive al pestaggio: dal falso al favoreggiamento, dall’omessa denuncia alla calunnia.
Alla vigilia della decisione della Cassazione, la sorella di Stefano, Ilaria Cucchi, aveva espresso parole molto dure in un’intervista all’AdnKronos: “Tutte le persone coinvolte, a vario titolo, in questo processo, il cosiddetto ‘Cucchi Ter’, e condannate in due gradi di giudizio (o, in qualche caso, salvate grazie alla prescrizione), tutte sono per me ugualmente responsabili di anni di processi a vuoto. Ciascuno di loro è stato corresponsabile della malattia e della morte dei genitori di mio fratello, Stefano Cucchi. E soprattutto ciascuno di loro ha creduto di potersi prendere gioco della giustizia. E di tutti noi”.
Foto © Imagoeconomica
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