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Imprenditori preoccupati per la lentezza della giustizia. Il magistrato: “Con questa riforma non avrete ciò che chiedete”

Da una parte il pubblico ministero Henry John Woodcock, magistrato noto per alcune tra le più importanti inchieste della Procura partenopea; dall’altra, il deputato di Forza Italia Enrico Costa, tra i sostenitori del “sì” al referendum promosso dal governo. Di fronte, invece, una platea di imprenditori e rappresentanti dell’economia locale, tutti presenti all’interno dell’Unione Industriali di Napoli, in piazza dei Martiri, per un confronto sul referendum del prossimo 22 e 23 marzo. I punti da analizzare sono quelli che attualmente rientrano tra i più caldi della giustizia italiana: dal dibattito sulla separazione delle carriere tra pm e giudici al meccanismo di selezione dei candidati al Consiglio Superiore della Magistratura, l’organo di autogoverno della magistratura.

Per circa due ore Woodcock ha risposto alle domande del pubblico. Sicuramente non è un contesto facile. Per molti imprenditori presenti, il problema è la lentezza della giustizia, che non fa altro che allontanare gli investimenti, ma anche l’assenza di regole più chiare, con tutta l’incertezza del caso. Insomma, nulla che faccia bene agli affari.

Non avrete quello che chiedete se passa la riforma firmata dal ministro Nordio. Il vero obiettivo di questo referendum - ha precisato Woodcock - è indebolire la magistratura”. Per il magistrato, infatti, il nodo non riguarda tanto l’efficienza della macchina giudiziaria, quanto il ruolo e l’indipendenza della magistratura. Anche per questo uno dei punti più controversi riguarda la composizione del CSM, l’organo di autogoverno dei magistrati, e in particolare la proposta di introdurre un sistema di sorteggio per la selezione dei candidati.

Un’idea che Woodcock ha attaccato frontalmente: “I magistrati saranno pure brutti, sporchi e cattivi - dice citando il titolo di un celebre film con Nino Manfredi - ma non possono essere scelti con una riffa”. E aggiunge sottolineando un dato che appare quantomeno surreale: “È caricaturale. Non avviene neanche nelle logge massoniche”. Poi si rivolge agli imprenditori presenti: “Voi scegliereste i vostri rappresentanti ricorrendo alla lotteria di don Pasquale il salumiere?”.

Il magistrato si sposta poi verso un altro punto, un altro perno attorno al quale si muovono i rischi dovuti a una vittoria del Sì: la corruzione. Per Woodcock, infatti, è proprio questa la vera emergenza del Paese. “Il vero cancro dell’Italia è la corruzione”. E aggiunge che una magistratura più debole rischierebbe di favorire proprio i sistemi corruttivi che distorcono il mercato. “Non possiamo consentire che lavori chi paga il corrotto di turno e non lavori l’imprenditore onesto”. E ancora: “Questo lede la concorrenza. Una magistratura intimorita aiuta i colletti bianchi a discapito della povera gente”.

Un timore, quello di una magistratura più fragile e meno serena nel proprio lavoro, che alcuni giorni fa ha richiamato anche il procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri. Intervistato dal giornalista Aaron Pettinari per ANTIMAFIADuemila Tv, Gratteri ha raccontato di percepire già ora un clima di crescente preoccupazione tra i magistrati più giovani. “Io penso che l’effetto di questa riforma - ha sottolineato - sia anche nella preoccupazione, nel togliere serenità ai giovani magistrati”. Il procuratore ha spiegato di aver notato particolare inquietudine tra i magistrati in tirocinio: “Vedo i giovani magistrati in tirocinio molto preoccupati”. Poi il campanello d’allarme per il futuro della giustizia: “Già il fatto che un giovane magistrato si preoccupi delle conseguenze del referendum - ha precisato Gratteri - non è un buon segno”.

Tornando ora all’incontro che si è svolto nel salone dell’Unione Industriali di Napoli, a difendere invece le ragioni del “sì” - come ha riportato anche Repubblica - è intervenuto Enrico Costa, deputato di Forza Italia e membro della commissione Giustizia della Camera, che ha citato anche l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi come simbolo di una battaglia politica contro - quello che a suo dire - sarebbero gli eccessi del potere giudiziario.

Costa ha infatti criticato aspramente quella che considera una deriva mediatico-giudiziaria delle indagini, dove - secondo il forzista - si creerebbe una sorta di condanna anticipata. “La sentenza mediatica la emette già il pubblico ministero, e dopo gli assolti non sono riabilitati”. Da qui la sua accusa: “Oggi il marketing giudiziario è molto utilizzato”. Un vero e proprio nodo da sciogliere, dove gli indagati verrebbero esposti pubblicamente e, anche quando vengono assolti, il danno reputazionale resta.

Un ragionamento - quello di Costa - che poco sembra avere a che fare con il prossimo referendum, che riguarda invece un piano molto diverso: quello dell’organizzazione della magistratura e dei meccanismi di funzionamento del Consiglio Superiore della Magistratura.

Ma tornando a Woodcock, il magistrato sceglie di rimanere sulla tematica al centro del prossimo referendum e aggiunge: “Se si trattasse della separazione delle carriere - peraltro già limitata dalla legge Cartabia, che ha limitato in parte la possibilità di passare da una funzione all’altra - non sarei qui”, ha precisato. Questo senza contare che - secondo il magistrato - la posta in gioco sarebbe un’altra: “Nordio e Meloni non nascondono che l’obiettivo vero è controllare i magistrati”

Foto © Imagoeconomica 

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