Il disegno di legge, a firma dei senatori di Forza Italia e Lega Pierantonio Zanettin e Erika Stefani, rafforza la riforma Cartabia
“Bisogna trovare un criterio in modo che tutte le procure abbiano un indirizzo omogeneo sulla priorità delle inchieste da fare”, aveva affermato all’Ansa il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Detto fatto. A meno di un mese dal referendum sulla separazione delle carriere la maggioranza ha già preparato una legge, in caso della vittoria del Sì, per indirizzare l’operato dei magistrati sui reati da perseguire. Una bozza che rafforzerà la riforma Cartabia, già in vigore, nella quale si erano introdotti criteri di priorità per i reati su cui indagare.
La proposta di legge, già incardinata al Senato, l’hanno firmata i senatori Pierantonio Zanettin (Forza Italia) ed Erika Stefani (Lega). Nel ddl Zanettin-Stefani, il 933, sotto il titolo “Criteri di priorità nell’esercizio dell’azione penale”. Recita “Nella trattazione delle notizie di reato e nell’esercizio dell’azione penale il pm deve tenere conto dei seguenti criteri di priorità: a) gravità dei fatti, anche in relazione alla specifica realtà criminale del territorio e alle esigenze di protezione della popolazione; b) tutela della persona offesa in situazioni di violenza domestica, o di genere e di minorata difesa; c) offensività in concreto del reato, da valutare anche in relazione alla condotta della persona offesa e al danno patrimoniale e/o non patrimoniale ad essa arrecato, nonché alla mancata partecipazione da parte dell’indagato a percorsi di giustizia riparativa nelle indagini preliminari”. Da sottolineare l’art. 5 sotto il titolo “Relazione al Parlamento”, dettando le regole per il discorso che ogni anno viene tenuto dal Ministro della Giustizia alle Camere, dopo le parole già esistenti - “programmi legislativi del governo in materia di giustizia per l’anno in corso” - viene aggiunto “nonché sull’applicazione dei criteri di priorità nell’esercizio dell’azione penale”. Un passaggio in sordina cruciale perché consentirà al potere esecutivo di stabilire, per tutti i magistrati inquirenti d’Italia, quali dovranno essere “le priorità nell’esercizio dell’azione penale”. In buona sostanza, il ddl toglierà definitivamente ai pm la possibilità che gli è rimasta, nonostante la legge Cartabia, di aprire inchieste sui reati che ritiene di indagare.
Fonte: Il Fatto Quotidiano
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