Aumentano denunce e fondi illeciti: tra bonus e incentivi emergono criticità nella gestione delle risorse pubbliche
È un bilancio che unisce risultati concreti e preoccupazioni per il futuro quello emerso durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte dei conti, illustrato dal presidente Guido Carlino.
Nel 2025, anno in cui il governo Meloni ha approvato la riforma della magistratura contabile, le procure regionali hanno continuato a individuare numerosi casi di danno erariale, recuperando complessivamente 88,1 milioni di euro per le casse pubbliche. Tuttavia, le modifiche introdotte dalla riforma rischiano di ridurre sensibilmente questi risultati nei prossimi anni, soprattutto a causa del limite ai risarcimenti previsto per i casi di colpa grave.
Carlino ha evidenziato che, mentre la riforma avanzava, è cresciuto anche il fenomeno della distrazione dolosa di fondi pubblici, inclusi quelli legati al Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Si tratta di risorse sottratte alle finalità per cui erano state stanziate, spesso con possibili risvolti corruttivi e con effetti sugli impegni dell’Italia verso l’Unione europea. Il richiamo a Bruxelles non è secondario: essendo il principale beneficiario del programma Next Generation EU, l’Italia potrebbe subire il blocco o la riduzione dei finanziamenti in presenza di abusi o di carenze nei controlli.
I dati presentati dal procuratore generale Pio Silvestri confermano il ruolo centrale della magistratura contabile. Nel 2025 le procure regionali hanno ricevuto 48.505 denunce di danno erariale, circa mille in più rispetto all’anno precedente. Un aumento che, secondo Silvestri, dimostra come cittadini e amministrazioni considerino la Corte dei conti un presidio contro sprechi e inefficienze. Oltre ventimila segnalazioni sono state archiviate subito, segno della capacità del sistema di filtrare accuse infondate nei confronti di funzionari e amministratori. Nel quinquennio 2021-2025 il totale rientrato nelle casse pubbliche ha raggiunto i 642 milioni di euro.
Particolarmente preoccupante è l’aumento dei casi di utilizzo illecito di fondi nazionali ed europei. La relazione annuale segnala episodi che vanno dall’uso improprio dei voucher per l’innovazione tecnologica all’indebita percezione del bonus cultura, fino alla simulazione del completamento di impianti fotovoltaici mai realizzati per ottenere incentivi. Anche sul fronte del Pnrr emergono criticità, con anticipi spesi per finalità diverse dai progetti finanziati o risorse destinate alla digitalizzazione e alla competitività delle imprese deviate altrove. In questo contesto, le sezioni giurisdizionali regionali hanno emesso 226 sentenze di condanna per oltre 45 milioni di euro, spesso legate a false dichiarazioni, attività mai realizzate o documentazione non veritiera.
Nonostante questi risultati, la riforma approvata dal governo introduce un elemento destinato a incidere sull’efficacia deterrente della responsabilità amministrativa: il tetto generalizzato del 30 per cento ai risarcimenti per colpa grave. Già durante il dibattito parlamentare la Corte dei conti aveva segnalato che un limite così basso rischia di ridurre l’effetto dissuasivo delle condanne e, di conseguenza, le somme recuperate. Silvestri ha ribadito la previsione che, dal prossimo anno, i dati sui recuperi saranno più contenuti. Da qui l’auspicio - al momento lontano - di un ripensamento legislativo che ristabilisca l’equilibrio indicato dalla giurisprudenza costituzionale: la responsabilità contabile dovrebbe favorire la correttezza amministrativa, non ostacolare l’azione. In caso contrario, avverte la magistratura contabile, il rischio è paradossale: se il costo di un eventuale danno resta limitato, potrebbe diventare più conveniente correre il rischio di provocarlo.
Fonte: Il Fatto Quotidiano
