Intervista della RSI Svizzera al professore e criminologo forense
Per il professore “l’autonomia, l’imparzialità e l’indipendenza della magistratura dal potere politico sono intoccabili”. Il professor Vincenzo Musacchio, oltre trent’anni di studi e ricerche sulle mafie anche sotto la guida di Giuliano Vassalli e Antonino Caponnetto, è anche componente del Comitato Giusto dire NO al referendum sulla Riforma Nordio. Le mafie le conosce molto bene per averle studiate a lungo e oggi se ne occupa come docente negli Stati Uniti e in America latina. Per Musacchio la riforma Nordio non serve a migliorare nessun aspetto della giustizia per gli utenti e aggiunge: “non posso neanche escludere un ulteriore indebolimento nella lotta alla criminalità organizzata, peraltro, già depotenziata”. La delegittimazione dei magistrati che dura da anni, può avere conseguenze imprevedibili. “Non è questo il clima per modificare la Costituzione in un Paese civile”. C'è il rischio di una deriva populistica. Non è un caso che il Presidente della Repubblica abbia sentito il dovere di recarsi a presiedere il CSM in seduta ordinaria per chiedere il rispetto tra i poteri dello Stato.
Professor Musacchio, nella sua lunga esperienza di studioso di mafie, quanto conta per un magistrato antimafia essere autonomo e indipendente?
È fondamentale. È una condicio sine qua non, tenuto conto che ormai conosciamo a fondo le connessioni esistite ed esistenti tra mafia e politica. È ovvio che, nell’esercizio della funzione di magistrato, l'autonomia e l'indipendenza dal potere politico sono imprescindibili.
Se passasse la riforma Nordio, secondo il suo giudizio e la sua esperienza, il contrasto alla mafia ne risentirebbe?
Secondo me sì. La lotta alle mafie già langue e se passasse la riforma, alcuni suoi contenuti, tra cui la minaccia del procedimento disciplinare, potrebbero, ovviamente a mio avviso, incidere ulteriormente nel contrasto al crimine organizzato. Mi sembra sufficientemente chiaro, in un campo dove gli intrecci tra politica e mafia sono ben noti e più volte accertati giudizialmente, l’avvisaglia di un procedimento disciplinare nei confronti di chi non si adegua a certe linee politiche, potrebbe essere uno dei tanti ostacoli che si aggiunge a quelli già esistenti nella lotta alle mafie.
Come qualificherebbe la riforma Nordio?
Come la riforma della magistratura, della giurisdizione e della Costituzione. Se fosse della giustizia riguarderebbe tutti i cittadini che hanno diritto a una giustizia efficiente, celere ed efficace e soprattutto priva di condizionamenti politici ed economici. Notoriamente i problemi della giustizia sono tanti e richiedono riforme multidisciplinari omogenee e non a macchia di leopardo. L’attuale riforma mi sembra più una rivalsa contro i giudici, accusati di non volersi allineare ai desiderata del potere politico. Non è un caso che il Ministro della Giustizia in carica, abbia detto - secondo il Corriere della Sera - che la riforma della separazione delle carriere proposta dal Governo potrebbe giovare anche all'opposizione, inclusa Elly Schlein, se dovesse andare al potere. Nordio ritiene che la riforma serva a riequilibrare il rapporto tra politica e magistratura, evitando future "incursioni" di quest’ultima in campo politico. Il fine della riforma mi sembra chiarissimo.
Cosa serve davvero ai cittadini per avere una giustizia più rapida, più efficace e più efficiente?
Un programma di riforme complessivo, omogeneo, meditato, con norme qualitativamente ben scritte e che incida veramente sui veri problemi della giustizia, non solo nel settore penale ma anche in quello civile.
Quali sono secondo lei le parti più negative della riforma Nordio?
La prima è certamente la sua totale inefficacia nel migliorare il servizio giustizia. La politica, inoltre, avrà un maggior peso nelle decisioni dei CSM, grazie al sorteggio mascherato. Non solo, con l’Alta Corte disciplinare, la riforma consentirà a questa classe politica di esercitare una evidente pressione nei confronti dei magistrati.
Perché bisogna votare NO il prossimo 22 e 23 marzo?
Perché il No serve per evitare che si gettino le basi per alimentare questo clima di astio nei confronti dei magistrati. I cittadini vanno messi in grado di conoscere come funziona la giustizia e quali conseguenze ci sarebbero se la riforma Nordio venisse confermata dal referendum. Oggi vedo solo reazioni isteriche a ciò che sta accadendo. Questo clima, in un Paese civile e democratico come dovrebbe essere il nostro, in questo preciso momento storico, presenta il rischio di una deriva populistica che personalmente scongiurerei. A sostegno di questa mia opinione chiamerei in causa Aldo Moro che considerava la Costituzione un patto dinamico, frutto dell'incontro tra diverse culture, nato per unire il Paese (e non per dividerlo aggiungo io) promuovendo riforme democratiche e inclusive per garantire libertà e giustizia sociale. In questo momento questi requisiti non ci sono.
ARTICOLI CORRELATI
Di Matteo: ''Riforma Nordio va contro la magistratura, attacca l'autonomia e l’indipendenza''
Di Matteo: ''Nordio strumentalizza mio pensiero, riforma aggrava degenerazione CSM''
Scarpinato: ''Governo vuole il controllo della peggiore politica sulla magistratura''
Luigi de Magistris: traditori e fascisti contro magistrati che cercano verità sulle stragi
