"La separazione delle carriere mi preoccupa perché si introduce in Costituzione un termine che attualmente non esiste, stante la lettera dell'art. 107 secondo il quale i magistrati si distinguono tra loro solo per diversità di funzioni. Detto questo oggi le funzioni sono già rigidamente separate dal legislatore ordinario, la stessa Corte Costituzionale ha peraltro osservato come una riforma in tal senso, anche più marcata, può essere realizzata con gli strumenti della legislazione ordinaria; dunque, il tema ''formale'' che costituisce lo slogan principale dei sostenitori della riforma, in realtà ha davvero poca ragione di esistere". Così, in una intervista alla rivista Giustiziainsieme.it il Procuratore capo di Palermo Maurizio de Lucia (in foto) parlando della riforma Nordio. "Molto più problematica per le ricadute che può avere è il tema della creazione dei due Consigli e delle modalità di elezione dei componenti. Il sorteggio della componente laica è diverso da quello previsto per i togati, in realtà è un sorteggio tra soggetti designati dalle forze politiche per i quali però non solo non conosciamo, essendo rinviata alle determinazioni della legislazione di attuazione, quanti saranno i laici indicati nella lista da cui saranno estratti; ma soprattutto non sappiamo quale maggioranza parlamentare sarà richiesta dalla legge- dice - Il fatto che questo dato è demandato al legislatore ordinario, se si guarda all'attuale previsione costituzionale, che invece prevede una maggioranza qualificata, non depone per il meglio”.
"Venendo al sorteggio per i magistrati, a parte le considerazioni sulla delegittimazione della magistratura alla quale si sottrae il diritto di scegliere con votazione responsabile i propri componenti, il metodo non è affatto risolutivo dei problemi che dice di voler risolvere, anzi appare foriero di nuovi problemi- spiega ancora il magistrato - Mi spiego, atteso che oltre il 95% dei magistrati sono iscritti all'Anm e che in larghissima parte hanno orientamenti culturali che li collocano vicino all'una o all'altra corrente, il sorteggio non eliminerà questi rapporti, semplicemente affiderà al caso - e non ad un sistema, preferibilmente, proporzionale come dovrebbe essere - il numero di componenti del singolo Csm per ciascuna corrente”.
E ancora: "Inoltre, senza una delimitazione per territorio dei nuovi componenti togati, possono verificarsi casi che rasentano il caos, penso alla possibilità di magistrati estratti, appartenenti ad esempio ad un solo grande distretto, ad es. del nord Italia, con totale allentamento dalle problematiche di altri e diversi distretti ad es. del sud Italia e viceversa, o perché no, a magistrati estratti, appartenenti tutti al medesimo Ufficio. In questo caso che si fa? In realtà il sorteggio è destinato a creare nuove opacità e a realizzare contatti clandestini tra i nuovi componenti dei nuovi Consigli e tra essi e soggetti esterni. Ricordo che nella notte dell'hotel champagne, più volte evocata come la rappresentazione del male, con alcuni consiglieri in carica al tempo sedevano allo stesso tavolo due parlamentari della Repubblica. Francamente non vedo proprio quali garanzie sul punto possa fornire il sorteggio".
"Quanto alla Corte disciplinare, sono note le opinioni contrarie espresse da autorevole dottrina, mi limito ad osservare che si tratta di un giudice speciale istituito solo con riguardo alla magistratura ordinaria, con un sistema di appello delle sue decisioni di prima istanza davvero discutibile. Altra cosa avrebbe potuto essere una Corte con competenza su tutte le magistrature e magari, anche con competenza sulle autorizzazioni ad effettuare indagini di particolare invasività come quelle con intercettazioni, nei confronti di membri del Parlamento", dice ancora Maurizio de Lucia a Giustiziainsieme.it.
Parlando poi del suo ruolo di pm, spiega: "Al Pubblico Ministero si richiedono poche cose, ma importanti: senso della Costituzione e rispetto per essa, equilibrio e buon senso, professionalità estrema, consapevolezza della delicatezza e del potere che in ogni caso quel ruolo comporta (in qualsiasi sistema processuale, del passato e del presente), rispetto e attenzione per tutte le parti del processo. Io ho sempre cercato di ispirarmi a questi principi, consapevole naturalmente che non sempre si raggiunge il meglio e che si può sbagliare, però è anche per questo che la mia azione, quella di qualunque pubblico ministero italiano è inserita nel sistema di controlli che costantemente giudici e avvocati esercitano su di essa". "Quello che non deve accadere è modificare questo insieme di valori trasformando il pubblico ministero nell'avvocato dell'accusa o, peggio ancora, nell'avvocato della polizia. In questo senso conservare al pubblico ministero il ruolo di responsabile delle indagini della polizia giudiziaria è davvero essenziale, Luigi Einaudi, certamente un liberale puro, a proposito della polizia giudiziaria diceva: ''L'arbitrio poliziesco…è pronto, se non lo faremo diventare mero organo della giustizia per la prevenzione dei reati e la scoperta dei loro autori, a servire nuovi tiranni e nuovi comitati di salute pubblica''. È questa la ragione per la quale l'art. 109 della Costituzione pone, direttamente, la polizia giudiziaria alle dipendenze dell'autorità giudiziaria ed è questa una delle ragioni fondamentali per le quali il pubblico ministero deve conservare intatte le sue prerogative verso la stessa", conclude de Lucia.
Infine aggiunge: "Penso che il legislatore italiano viva, non da ora, una fase di bulimia legislativa, nel campo del diritto e del processo penale. Troppa legislazione, avrebbe detto Herbert Spencer, e soprattutto non ragionata nel suo insieme. Spetta al legislatore individuare gli strumenti giuridici prima che tecnici per perseguire i reati e trovare il punto di equilibrio con le garanzie degli accusati, ma dovrebbe fare scelte che tengano conto, ad esempio, del fatto che ogni norma ha un costo, anche economico, e non lo fa".
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Procuratore de Lucia su Referendum: ''Funzioni sono già separate e sorteggio non risolutivo''
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