Il Riesame rigetta l’appello della procura sull’accusa di corruzione
Il Tribunale del riesame di Palermo ha confermato la decisione del giudice per le indagini preliminari, respingendo l’appello della procura che puntava a un aggravamento delle misure cautelari nei confronti di Salvatore Cuffaro, ex presidente della Regione siciliana, già sottoposto agli arresti domiciliari e indagato per corruzione, falso e turbativa d’asta. I magistrati inquirenti avevano chiesto che venissero ripristinate ulteriori contestazioni di corruzione, oltre all’associazione a delinquere, giudicata però inammissibile, e sollecitavano una diversa valutazione anche in termini di durata delle misure. I giudici del riesame, invece, hanno ritenuto fondate le argomentazioni difensive presentate dagli avvocati Marcello Montalbano e Giovanni Di Benedetto, confermando integralmente l’ordinanza firmata dal Gip Carmen Salustro. Le ipotesi di corruzione che la procura intendeva riaffermare coinvolgevano, oltre a Cuffaro, anche il deputato regionale della Dc Carmelo Pace, l’imprenditore di Favara Alessandro Vetro e il direttore del Consorzio di bonifica Giovanni Tomasino, ma anche su questo punto il Tribunale ha dato ragione alla difesa. Nello stesso provvedimento è stata inoltre respinta la richiesta di sequestro preventivo di 25 mila euro ed è stata confermata la qualificazione della vicenda Dussmann, relativa all’appalto dei servizi dell’Asp di Siracusa, come traffico di influenze illecite e non come corruzione, in linea con quanto già stabilito dal Gip.
Foto © Davide de Bari
ARTICOLI CORRELATI
Riesame Cuffaro e altri: accolti due appelli della procura su corruzione nella sanità
Riesame di Palermo: confermati gli arresti domiciliari per Cuffaro
Attilio Bolzoni: ''Cuffaro non se n’è mai andato, comandava anche dal carcere''
Arresto Cuffaro, il gip: ''Massimizzava la forza del sodalizio criminale''
Appalti truccati in Sicilia: gip dispone arresti domiciliari per Cuffaro
