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A Bitonto la Procura chiude l’inchiesta sulla moglie di un pregiudicato condannato per l’omicidio di una 84enne

Era il 24 agosto 2024 quando a Bitonto, nel Barese, venne sradicata la panchina dedicata alla memoria delle vittime innocenti di mafia. Per il sindaco Francesco Paolo Ricci, quel gesto era dichiaratamente un atto di prepotenza mafiosa. Oggi, a diversi mesi di distanza da quell’episodio, la Procura ha chiuso l’inchiesta e ha chiesto il rinvio a giudizio di Anna Rita De Palma, 39 anni, moglie di Rocco Mena, già condannato a 14 anni per la sua partecipazione a una stagione di violenza, poi culminata con l’uccisione, per errore, di un’anziana innocente.

Si tratta di una vicenda drammatica, che rientra nella guerra di mafia che, nell’autunno del 2017, aveva insanguinato le strade di Bitonto. Da una parte il gruppo guidato da Francesco Colasuonno, dall’altra quello riconducibile al boss Domenico Conte, entrambi impegnati a contendersi con la violenza le piazze di spaccio. È all’interno di quella faida sanguinaria che il 30 dicembre di otto anni fa venne colpita a morte Anna Rosa Tarantino, 84 anni.

Così, nell’agosto 2024, viene collocata la panchina intitolata proprio alla signora Tarantino. All’evento parteciparono anche il procuratore di Napoli Nicola Gratteri e il coordinatore della Dda Francesco Giannella, insieme ad altre figure istituzionali. Poche ore dopo, quella stessa panchina veniva divelta, la bandiera tricolore rimossa e, al suo posto, quello che appariva a tutti gli effetti come un messaggio di sfida contro lo Stato.

All’indignazione sono seguite le indagini, fino all’individuazione della presunta responsabile grazie alle immagini delle telecamere di sorveglianza installate nella zona, a poche centinaia di metri dall’abitazione della donna. A De Palma vengono contestati i reati di danneggiamento e vilipendio a un emblema dello Stato, con l’aggravante delle modalità mafiose. Secondo l’accusa, l’azione sarebbe stata compiuta in modo evidente e in un luogo pubblico per riaffermare il controllo del gruppo criminale sul territorio, in aperto disprezzo delle istituzioni e della comunità che poche ore prima aveva riempito la piazza.

Fonte: La Repubblica
  

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