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"Grazie a videochiamate riunioni tra boss dal carcere"

"Se guardiamo alla tipologia dei reati che ci affliggono, comprendiamo che occorre riflettere sulla salute etica della nostra società. Quando l'utilizzo del metodo mafioso, la corruzione e gli abusi sui più deboli diventano sistematici significa che la malattia non è solo il reato in quanto tale ma il morbo si è infiltrato nel tessuto collettivo. La nostra società mostra una pericolosa vulnerabilità etica". Così ha iniziato il proprio intervento la Procuratrice generale di Palermo Lia Sava, durante l'apertura dell'anno giudiziario. "Osserviamo una moltitudine di individui che paiono mossi unicamente dalla ricerca del facile guadagno. Sfuma il senso di responsabilità e la percezione del disvalore delle condotte criminose si dissolve in una sconfortante 'accettazione del rischio' dell'essere indagati, imputati e condannati, anche per gravi reati - dice - ciò favorisce la criminalità comune ed organizzata che non fatica a trovare nuovi adepti fra i giovanissimi".


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E ancora: "Il panorama dell'anno trascorso pone in evidenza le drammatiche conseguenze di questa fragilità etica, nelle più varie declinazioni, con la quale occorre confrontarsi perché genera gravissimi reati. E' dal contrasto al crimine organizzato che occorre partire e dalla attività indefessa del Procuratore de Lucia e dei suoi sostituti. Nel febbraio 2025 sono stati posti in contestuale esecuzione molteplici provvedimenti cautelari per i territori di Santa Maria di Gesù, Bagheria, Borgo Molara, Corso Calatafimi, Porta Nuova, Noce, Tommaso Natale e San Lorenzo, Carini, Cinisi e Terrasini. Con buona pace di quanti sostengono che Cosa Nostra non esiste più. Le attività investigative sono riconducibili alla intensa opera di riorganizzazione di Cosa Nostra, avviata all'unisono dalle sue diverse articolazioni territoriali al fine di superare i dissesti subiti dall'incessante repressione giudiziaria degli ultimi trent'anni. Le indagini hanno registrato una crescente vitalità di Cosa Nostra e rivelato un'associazione dotata di un rinnovato vigore che affonda le sue radici in una combinazione tra elementi di modernità, tratti dal ricorso alle più avanzate tecnologie, e quelli del passato".


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Videochiamate in carcere

La Procuratrice generale ha lanciato un preciso allarme: "La facile introduzione, negli istituti penitenziari, di minuscoli apparecchi telefonici e di migliaia di sim, destinate a una breve durata per annientare le eventuali attività di intercettazione, ha neutralizzato l'annosa questione dell'inoperatività dei detenuti che, ormai, dalle loro celle, continuano ininterrottamente la militanza mafiosa, in videochiamata, collegandosi ad un altrettanto sicuro citofono, sì da interloquire sulle questioni di maggiore rilievo e da realizzare, con facilità, vere e proprie riunioni di mafia. Ed il carcere, ove sono frequenti rivolte ed episodi di violenza, specie con riguardo al settore dell'Alta Sicurezza, merita tutta l'attenzione possibile per arginare l'incancrenirsi di focolai malsani e perniciosi per l'esterno".
"Perciò - ha aggiunto la Sava - mi associo alle preoccupazioni più volte manifestate dal Presidente del Tribunale di Sorveglianza Mazzamuto per la drammaticità di ciò che accade nelle nostre carceri. In molteplici circostanze si è avuto modo di intercettare detenuti impegnati in conversazioni con altri affiliati liberi, realizzate con l'ausilio di sperimentati sistemi organizzativi volti a convocare gli interlocutori, a recapitare loro il tele-citofono e ad adottare ogni precauzione per evitare che l'interlocuzione potesse essere intercettata. Così sono state ordinate affiliazioni mafiose, estorsioni, pestaggi ed organizzati traffici di stupefacenti fondati sulle alleanze dalle diverse 'famiglie' mafiose, alleanze favorite dai criptofonini che hanno reso possibile il dialogo, costante e riservato, non solo con i trafficanti di droga, a beneficio degli affari, ma anche tra i vari mandamenti, a benefìcio della stessa essenza unitaria dell'associazione".


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Evoluzione criminale

"La criminalità organizzata non va dissolvendosi ma è un cancro metastatico che si evolve e si insinua in ogni tessuto economico e sociale, cercando di normalizzare l'illegalità. Le mafie sparano al bisogno ma riciclano, inquinano l'economia, comprano consenso e distorcono il nostro sistema sociale. Sanno farlo, utilizzando sapientemente il dark web, le criptovalute, le potenzialità dell'intelligenza artificiale" ha proseguito nel suo intervento la Sava.
"Non basta l'azione repressiva, seppur fondamentale. Dobbiamo investire nella prevenzione culturale, affinché le nuove generazioni rifiutino l'arroganza criminale come un modello perdente - ha detto - Ed occorre contrastare la corruzione che non si limita a deviare denaro pubblico ma priva del futuro le nuove generazioni. La cura del bene pubblico deve essere un impegno comune e mai più una occasione di arricchimento personale".


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Quindi ha aggiunto: "Dobbiamo, altresì, rivolgere lo sguardo verso chi è più vulnerabile: i minori, gli anziani, le donne vittime di violenza, le persone con disabilità. I reati contro le fasce deboli sono la spia più crudele della nostra crisi valoriale. Ogni atto di violenza domestica, ogni forma di sfruttamento sul lavoro, ogni abuso ai danni di chi non può difendersi da solo, è una ferita sulla coscienza collettiva. La struttura sociale può dirsi veramente progredita solo nella misura in cui è capace di proteggere l'ultimo dei suoi membri". "Questo - ha proseguito - richiede certo leggi adeguate al contrasto dei reati ma è indispensabile una rete di protezione sociale robusta, in grado di agire con rapidità. Servono più centri di ascolto specializzati, maggiore formazione per chi opera a contatto con il disagio e la certezza che la risposta arrivi con rapidità e sensibilità, liberando le vittime dalla paura del silenzio".


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Nel suo intervento la Sava ha anche evidenziato l'emergenza criminale tra i giovani, definita come "sconfortante". "Si sono riscontrati allarmanti episodi di violenza sessuale, anche di gruppo, di minori a danno di altri minori in stato di inferiorità psichica, di illecita detenzione di armi, incendi dolosi, spaccio di sostanze stupefacenti. Non sono stati infrequenti azioni di guerriglia urbana in alcune periferie, tra opposte fazioni appartenenti alla malavita, consistite in risse, danneggiamenti, sparatorie e minacce di ogni tipo". "I tanti procedimenti a carico di minori per porto illegale e detenzione di armi rendono il quadro del settore minorile allarmante, reso drammatico dalla riscontrata detenzione e spaccio di sostanze stupefacente, sintomo di una problematica sociale di proporzioni crescenti in relazione alle tipologie di sostanze in circolazione, cocaina e crack", ha spiegato Sava.

Foto © Paolo Bassani

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