Ecco come viene negata alla giustizia ai minorenni vittima abusi
La procuratrice per i Minorenni presso il Tribunale di Torino, Emma Avezzù, ha espresso con toni accesi la propria esasperazione per i continui problemi legati agli aggiornamenti del sistema informatico, che stanno paralizzando l’attività della procura. Lo sfogo è arrivato proprio in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, in programma oggi negli uffici torinesi.
Secondo quanto dichiarato dalla stessa Emma Avezzù i malfunzionamenti impediscono di svolgere con regolarità le attività quotidiane, con fascicoli civili che risultano inaccessibili e ritardi che mettono a rischio il rispetto di termini perentori. La procuratrice ha sottolineato la gravità della situazione: “Noi non siamo mica qui a giocare a scacchi”. Ha poi descritto il carico di lavoro della procura, che copre l’intero Piemonte e la Valle d’Aosta, occupandosi di casi delicati come bambini vittime di abusi, neonati in crisi di astinenza, adolescenti che praticano autolesionismo o minori esposti a contesti familiari in cui i genitori coltivano cannabis.
Il nodo principale del disagio è il processo civile telematico, entrato in vigore il primo luglio 2023 in seguito alla riforma Cartabia. La procura torinese è stata individuata come sede pilota per questa innovazione, ma negli ultimi tempi ha incontrato ostacoli insormontabili. Una situazione paragonabile a quanto accaduto con “App 2.0” nella procura e nel tribunale ordinario, dove il procuratore capo Giovanni Bombardieri e il presidente Modestino Villani hanno deciso di sospendere l’utilizzo del sistema a partire dal primo gennaio 2026 a causa dei gravi disservizi.
Emma Avezzù ha ironizzato sul calendario degli interventi tecnici: “Gli aggiornamenti fatti dal Dipartimento romano (Dg sia) si ripetono ogni dieci giorni e vengono puntualmente svolti in orario pomeridiano di giorno feriale. Come giovedì tra le 16 e le 18, quando noi siamo notoriamente seduti in sala da tè. Insomma, pensano che non lavoriamo”. Durante questi blocchi il sistema diventa inaccessibile, per poi tornare operativo fino al successivo intervento.
Le conseguenze sono immediate e pesanti: giovedì scorso, per esempio, dopo una pausa caffè al Baratti, la procuratrice non è più riuscita a effettuare ricerche per numero di segnalazione, rendendo impossibile estrarre documenti o depositare ricorsi. Tutto ciò avviene in un contesto in cui i termini per richiedere la convalida di provvedimenti urgenti o misure di protezione per i minori sono rigidissimi.
Nonostante le ripetute segnalazioni, dal Dipartimento di via Arenula è arrivata solo la promessa di un intervento, senza che i problemi siano stati risolti. Emma Avezzù, che in passato ha già denunciato la carenza di magistrati e personale, ha commentato con sarcasmo: “Non ne sapevano niente, poveretti…”. Al momento, la procura non riesce neppure a elaborare le statistiche sui fascicoli civili a causa dei malfunzionamenti.
La procuratrice ha fornito un ulteriore esempio: dopo gli aggiornamenti il sistema spesso peggiora rispetto a prima, tanto che gli operatori evitano di cliccare manualmente su “scarica aggiornamenti”. Tuttavia, l’operazione avviene in automatico dopo un certo tempo, scatenando blocchi totali che durano almeno un giorno intero. Ha quindi lasciato intendere il sospetto di accessi non autorizzati: “Viene il dubbio che entrino nei sistemi senza il nostro assenso”. Interrogata su un possibile collegamento con l’inchiesta di Report sul “software spia” per i pm, ha risposto: “Mi avvalgo della facoltà di non rispondere. Ma, come dire, pensare male è peccato”.
Parallelamente, dalle relazioni presentate in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 nelle Corti d’Appello di tutta Italia emerge un quadro allarmante sulla devianza minorile. A Milano, la procuratrice generale Francesca Nanni ha segnalato un incremento del 40% nei delitti contro la libertà sessuale commessi da minorenni nel distretto negli ultimi 12 mesi. Per la prima volta da anni sono stati iscritti procedimenti per omicidio e femminicidio a carico di ragazzi sotto i 18 anni. Ha inoltre evidenziato l’aumento di scippi e rapine, attribuendolo in parte alla presenza di minori stranieri non accompagnati mal integrati nei programmi di accoglienza, e in parte a minori di seconda generazione nelle periferie, definiti “maranza” e inseriti in gruppi devianti. A Catania, il presidente facente funzione della Corte d’appello Giovanni Dipietro ha parlato di tassi di devianza minorile elevatissimi, legati a fenomeni di abbandono e dispersione scolastica record. A Roma, il procuratore generale Giuseppe Amato ha descritto come drammatica la situazione nelle carceri minorili, con un aumento del 50% della popolazione detenuta in meno di tre anni. Ha definito “fenomenico” il numero di minori coinvolti nello spaccio di cocaina e crack, con comportamenti da veri e propri boss.
A Napoli, il procuratore generale Aldo Policastro ha registrato un uso crescente e disinvolto delle armi tra i giovanissimi: nel 2025 la Procura per i minorenni ha iscritto 8 procedimenti per omicidio, 40 per associazione camorristica, 468 per armi e 4 per terrorismo. Le “stese”, i ferimenti e gli omicidi tra under 18 non erano mai stati così frequenti né con autori e vittime così giovani. In Emilia-Romagna, il procuratore generale Paolo Fortuna e l’avvocato generale Ciro Cascone hanno posto l’accento sull’aumento preoccupante del porto di coltelli tra gli adolescenti, fenomeno che spesso prelude a delitti più gravi e che si manifesta come modalità abituale di comunicazione giovanile.
A Perugia, il pg Sergio Sottani ha descritto la violenza come pratica comune tra i giovani, dal bullismo online alle risse di strada e alle aggressioni.
Ad Ancona, infine, per carenza di personale il tribunale dei minori rischia di dover sospendere le udienze.
Foto © Roberto Pisana
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