Lo storico sulla linea politica di Giorgia Meloni: “Completamente subordinata agli USA. Ogni giorno è sempre più imbarazzante”
“Gli USA nascono come società schiavista, e perfino il culto delle armi, tanto celebrato, serviva originariamente a tenere sotto controllo gli schiavi”. A dirlo durante un’intervista ai microfoni di Fanpage è Luciano Canfora, uno dei più autorevoli storici e filologi italiani contemporanei. Lo storico parte da una constatazione netta: gli Stati Uniti non sono mai stati la democrazia esemplare che spesso si racconta. Insomma, una “finta democrazia”, in cui la violenza contro chi protesta e contro le minoranze non è un’anomalia recente, ma una costante storica. Le uccisioni di Renee Nicole Good e Alex Pretti e le deportazioni di massa di presunti migranti irregolari sono diventate, infatti, il sintomo di un autoritarismo che non nasce certamente con Donald Trump, ma che sotto le sue presidenze ha assunto tratti molto più espliciti. Difatti, la vera novità - secondo lo storico - non sta tanto nella violenza in sé quanto nello strumento scelto per esercitarla.
“L’ICE - ha spiegato Canfora - era nato dopo l’11 settembre, in un contesto in cui, con il pretesto della lotta al terrorismo, furono drasticamente limitate libertà personali fondamentali. Poi venne messo in secondo piano e ora Trump lo ha riesumato e lo utilizza come una sorta di milizia personale”. È qui che il paragone con il fascismo diventa più stringente. “Mussolini creò la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale perché non si fidava pienamente dell’esercito e dei carabinieri”, ha ricordato. “Trump usa gli agenti dell’ICE”. In pratica, il contesto storico è diverso, ma la logica del potere che si costruisce una forza armata fedele al capo resta inquietantemente simile.
Nelle operazioni dell’ICE - ha aggiunto Canfora - c’è anche una dimensione simbolica e spettacolare che amplifica l’effetto intimidatorio. Infatti la repressione viene messa in scena, filmata, esibita. In uno dei video girati durante l’uccisione di Pretti si sente qualcuno commentare “It’s like Call of Duty”, come se si trattasse di un videogioco. Per lo storico è una vera “pedagogia del terrore”, un modo deliberato per educare alla paura attraverso la tecnologia e l’ostentazione della forza. In particolare, colpisce soprattutto il silenzio delle autorità locali. “Quegli Stati hanno una propria forza pubblica che dovrebbe proteggere i cittadini, ma non lo fanno: lasciano spazio a mercenari reclutati dal presidente”.
Se durante il fascismo gli squadristi colpivano amministrazioni socialiste, cooperative e camere del lavoro, oggi l’obiettivo privilegiato è un altro. Il nemico - spiega Canfora - è diventato il migrante. “Va terrorizzato, respinto, messo in catene, se possibile massacrato”. È una dinamica che non riguarda solo gli Stati Uniti. Lo storico cita infatti l’Inghilterra, dove i governi hanno esibito video di rimpatri con migranti ammanettati o promesso deportazioni di massa. Ci troviamo dunque davanti a un conflitto che non è più soltanto interno, ma globale, e coinvolge popolazioni che arrivano dall’America Latina, dall’Africa, dall’Asia. Eppure, alla base resta sempre lo stesso elemento: “un razzismo fortissimo”, che per Canfora è uno dei pilastri storici dell’Occidente, “il luogo geometrico del razzismo” che da sempre si esprime attraverso la violenza.
Da qui nasce anche l’interrogativo più inquietante: esiste il rischio di una nuova guerra civile negli Stati Uniti? Oggi, ha ammesso Canfora, “gli elementi per un conflitto lacerante ci sono tutti”, ma la previsione di una guerra civile per il momento resta ancora incerta. Il vero punto di svolta potrebbero essere le elezioni di medio termine. Se Trump dovesse temere una sconfitta - avverte - potrebbe essere tentato di “bloccarle o condizionarle”, sfruttando il tema migratorio e invocando ragioni di ordine pubblico. In quel caso, “potrebbe scoppiare qualcosa di molto grave”.
Per quanto riguarda invece l’Italia, Canfora ha commentato anche il silenzio della premier Giorgia Meloni, decifrandolo come una scelta politica ben precisa. “Meloni ha scelto come linea portante della sua politica l’allineamento con gli Stati Uniti, qualunque sia l’inquilino della Casa Bianca. È una scelta iperatlantista, persino oltre l’atlantismo tradizionale. Oggi - ha proseguito Canfora - la Nato è spaccata tra europei e Stati Uniti, nonostante gli sforzi di chi prova a ricucire, come il segretario generale dell’Alleanza Mark Rutte. Trump, tuttavia, non è tipo da lasciarsi adulare: ha un temperamento brutale. Non so fino a che punto Meloni potrà continuare su questa linea di subordinazione agli USA che diventa giorno dopo giorno più imbarazzante”.
Fonte: Fanpage.it
Foto © Imagoeconomica
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