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Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio si riunirà domani in camera di consiglio per esaminare il ricorso urgente depositato dal comitato promotore del No alla riforma della Giustizia. Al centro della controversia c’è la delibera del Consiglio dei ministri del 12 gennaio scorso, con la quale l’esecutivo ha stabilito che il referendum confermativo sulla separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti si terrà domenica 22 e lunedì 23 marzo. Il governo ha fissato le date in anticipo rispetto alla scadenza naturale del termine per la raccolta firme delle iniziative popolari, fissata al 30 gennaio. Tale termine riguarda il referendum alternativo promosso dal comitato guidato dall’avvocato Carlo Guglielmi, che ha presentato un quesito differente sulla stessa riforma Nordio. Di fronte a questa mossa anticipata, il comitato ha prima indirizzato una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e successivamente ha depositato il ricorso al Tar del Lazio, invocando la sospensione cautelare della delibera governativa.

Nel frattempo, l’iniziativa popolare ha superato con ampio margine l’obiettivo prefissato: partita il 22 dicembre, la raccolta ha totalizzato oltre 545mila firme, ben al di sopra della soglia richiesta per poter proporre un quesito concorrente.
Secondo le informazioni raccolte, il Tar non entrerà domani nel merito della legittimità del ricorso, ma si limiterà a pronunciarsi sulla domanda di sospensiva cautelare. Una eventuale accoglienza di tale istanza determinerebbe l’immediato rinvio delle date del voto referendario. Il responso sulla sospensiva potrebbe essere reso noto già nella serata di martedì o, con maggiore probabilità, nella giornata di mercoledì, eventualmente slittando a giovedì. Il 28 gennaio rappresenta una scadenza cruciale per l’intera vicenda referendaria. In quella data il comitato dei 15 giuristi provvederà a depositare in Cassazione l’intero corpus delle firme raccolte, sia in formato cartaceo sia tramite modalità digitale. La Suprema Corte avrà poi a disposizione 30 giorni per verificare la regolarità e la validità delle sottoscrizioni, aprendo la strada all’esame del quesito alternativo. Sebbene il termine formale per la chiusura della raccolta firme cada venerdì 30 gennaio – tre mesi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del testo della riforma costituzionale – il deposito effettivo degli scatoloni e l’avvio della protocollazione delle firme online avverrà con anticipo mercoledì, al fine di non sovrapporsi all’inaugurazione dell’anno giudiziario presso la Corte di Cassazione in programma il 29 gennaio.

Foto © Imgoeconomica

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