Trentuno anni dopo l’omicidio di Corsico, la Procura chiede l’archiviazione nonostante la pista mafiosa
La Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta sull’esecuzione del sindacalista Pietro Sanua, 46 anni, ucciso il 4 febbraio 1995 a Corsico. Trentuno anni dopo, è emerso il contesto dell’omicidio ma non il nome di chi lo ordinò. In pratica, il movente e la cornice criminale sono chiari, ma gli autori restano ancora senza volto.
La mattina del 4 febbraio ‘95, Sanua, presidente provinciale dell’associazione nazionale venditori ambulanti, si stava recando al mercato insieme a suo figlio Lorenzo, poco più che ventenne, quando una fucilata calibro dodici lo ha colpito mortalmente davanti agli occhi scioccati del ragazzo. Da allora il caso è rimasto irrisolto. Solo cinque anni fa, su richiesta della famiglia, la Squadra mobile e la Direzione distrettuale antimafia hanno riaperto il fascicolo. Gli investigatori - ha spiegato Repubblica - sono convinti di aver ricostruito il perché e il come di quell’omicidio.
Nel provvedimento con cui la procuratrice Alessandra Dolci ha chiesto al gip l’archiviazione della posizione di Vincenzo Ferraro, oggi cinquantanovenne e fratello di Giuseppe Ferraro, boss detenuto al 41-bis, la Procura scrive che l’assassinio di Sanua fu un’esecuzione mafiosa. Il metodo, la scelta dell’arma, il contesto territoriale, tutto lascia pensare a un delitto di questa natura.
Purtroppo, resta il nodo irrisolto riguardo agli esecutori dell’omicidio. Ferraro era finito sotto indagine nel 2022 grazie a un identikit tracciato da un testimone che, la mattina dell’omicidio, aveva visto un giovane allontanarsi da Trezzano, dove i killer avevano incendiato la Fiat Uno usata per l’agguato. 
Pietro Sanua
Poco dopo una pattuglia dei carabinieri aveva incrociato sulla Vigevanese una Lancia Thema lanciata a tutta velocità, la possibile auto della fuga. Alcuni collaboratori di giustizia hanno poi indicato Ferraro come l’uomo ritratto in quell’identikit e hanno ricordato che guidava proprio una Thema amaranto.
Ma il presunto mandante, secondo l’ipotesi della Procura, sarebbe stato Gaetano Suraci, con cui Sanua - scrive Repubblica - aveva avuto l’anno precedente una violenta lite per un posto al mercato di Buccinasco. Suraci non è mai stato condannato per mafia, ma i pentiti lo descrivono come un uomo profondamente legato alla ‘Ndrangheta, incapace di tollerare un affronto.
Nonostante le testimonianze, le perquisizioni e le intercettazioni, la Procura ha però concluso che gli elementi raccolti non permettono di arrivare a una identificazione certa dei responsabili. Per questo motivo ha chiesto l’archiviazione. I legali della famiglia Sanua sperano ancora che il gip non chiuda definitivamente il fascicolo. Lorenzo, che vide morire il padre davanti a sé, chiede da trent’anni una sola cosa: la verità.
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