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"Ho dedicato l'impegno di una vita a una cosa sola: la ricerca della verità sulla strage di Bologna. Per questa ragione, trovo ingeneroso che mi si accusi di strumentalizzare quell'impegno per la campagna referendaria. Il dibattito sul Referendum costituzionale non deve limitarsi ad argomenti di ingegneria giuridica, ma deve comprendere anche le questioni politiche, storiche e sociali che hanno segnato la vita democratica del Paese". Paolo Bolognesi, presidente onorario dell'associazione tra i familiari delle vittime della strage di Bologna e presidente del comitato per il No al Referendum, risponde così alle Camere penali e all'ordine degli avvocati che lo hanno attaccato per aver detto che la separazione delle carriere faceva parte del piano di rinascita democratica di Licio Gelli. "Ho grande rispetto per gli avvocati bolognesi - dice - ma è sbagliato che sostengano le loro posizioni attraverso argomenti non veri ed è profondamente scorretto accusarmi di riferire cose mendaci. Il Piano di rinascita democratica di Licio Gelli prevede testualmente di 'separare le carriere requirente e giudicante'. D'altra parte, è stato il Ministro Nordio a riconoscere a Gelli la paternità di quella posizione e ad affermare che sul punto aveva pure ragione. È poi vero che nel 1971 Giorgio Almirante aveva già proposto un disegno di legge con il quale immaginava che i componenti del Csm fossero estratti a sorte. Ecco, dunque, quel filo nero di cui ho parlato, tra la P2 e i poteri occulti che hanno attentato alla democrazia nel Paese, la destra neo-fascista di Almirante e che si palesa nuovamente nell'odierna riforma costituzionale voluta dalla destra al governo". "Ogni intervento che sia potenzialmente in grado di mettere a rischio l'indipendenza e l'autonomia della magistratura - prosegue - mi vedrà, sempre, contrario".

Foto © Imagoeconomica

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