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La norma non tocca mafia e terrorismo, ma salva i narcotrafficanti 

Nell’Aula della Camera, rispondendo alle critiche sull’“interrogatorio preventivo”, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha liquidato come infondate le accuse di aver favorito la fuga dei criminali prima dell’arresto. Nessun “fuggi fuggi”, ha detto, e soprattutto nessuna tutela per i grandi delinquenti: la norma - secondo l’interpretazione del Guardasigilli - non riguarderebbe i reati più gravi, come mafia e terrorismo.

Il cuore del problema sta nel fatto che la legge impone al giudice, prima di disporre una misura cautelare, di convocare l’indagato con almeno cinque giorni di anticipo e di consegnargli gli atti dell’inchiesta. Una sorta di “avviso di arresto” che, nelle intenzioni del legislatore, dovrebbe rafforzare le garanzie difensive. Nella pratica, però, le cose sembrano andare diversamente. Difatti, l’effetto scaturito è l’esatto opposto: ha offerto a decine di sospettati il tempo necessario per sparire o per scoprire chi li aveva accusati, arrivando in alcuni casi a intimidire i testimoni. L’ultimo episodio - come ha spiegato “Il Fatto Quotidiano” - riguarda un’indagine sul traffico di droga a Bergamo, ma non è un caso isolato.

Critiche che sembrano aver infastidito il ministro della Giustizia, che nell’Aula della Camera ha commentato: “In questi giorni alcuni giornali, in un modo quantomeno sommario, hanno criticato questa norma dicendo che c’era stato un fuggi fuggi generalizzato” - prosegue - “Si dice che noi avremmo introdotto con l’interrogatorio preventivo una sorta di salvaguardia per i grandi criminali che, una volta posti sotto inchiesta, scappano prima di essere raggiunti dalla custodia cautelare. Io rispetto la libertà di stampa, ma vorrei fosse meglio documentata, perché non solo questo non è avvenuto, ma - ha precisato il ministro Nordio - è esattamente il contrario di quello che la norma prevede”. E aggiunge: “L’interrogatorio preventivo non riguarda minimamente i reati più gravi: i reati di mafia, di terrorismo eccetera sono completamente estranei alla normativa”.

Peccato che sia altrettanto vero che il traffico di droga, uno dei pilastri della criminalità organizzata, resti in gran parte fuori da queste esclusioni. La legge, infatti, limita l’eccezione ai soli casi di spaccio di “ingente quantità”, una definizione estremamente restrittiva che, secondo la Cassazione, scatta solo quando si parla di vari quintali di sostanza. In tutti gli altri casi - cioè nella stragrande maggioranza delle indagini su spacciatori e trafficanti - il giudice è obbligato ad avvertire l’indagato prima di arrestarlo. È esattamente ciò che è accaduto a Bergamo e in molte altre procure italiane, dove i sospettati hanno potuto dileguarsi grazie a quei cinque giorni di preavviso.

Non va meglio sul fronte dei reati comuni. Anche il furto con strappo non rientra tra le eccezioni, e così da Venezia a Chieti i borseggiatori, avvertiti in anticipo, hanno semplicemente scelto di non presentarsi davanti al gip e di rendersi irreperibili. Forse non sono “grandi criminali”, come ha detto il ministro, ma il risultato sembra essere lo stesso: una norma pensata per garantire i diritti finisce per indebolire l’azione della giustizia.

Insomma, pare che l’interrogatorio preventivo non tuteli mafia e terrorismo, ma apra comunque un varco enorme proprio su uno dei terreni più delicati, quello del narcotraffico. 

Foto © Imagoeconomica 

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