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A mesi dall’incontro del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, la carenza di organico è rimasta tale

Il procuratore capo di Prato, Luca Tescaroli, torna a scrivere al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e ai vertici di tutte le forze dell’ordine per denunciare una situazione che definisce senza mezzi termini “emergenziale”. Purtroppo, a distanza di mesi dal Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, riunito proprio a Prato il 15 agosto scorso alla presenza del ministro, “poco è cambiato”. Anzi, come sottolinea lo stesso Tescaroli, “nulla”.

In quell’occasione Piantedosi aveva mostrato una certa “sensibilità istituzionale” di fronte alla complessità di ciò che Prato rappresenta oggi: un vero e proprio “laboratorio criminale multietnico”. Un contesto difficile e stratificato, nel quale operano gruppi cinesi, pachistani, albanesi, nordafricani e anche segmenti della criminalità italiana riconducibili a sodalizi mafiosi. Un quadro che il ministro sembrava aver compreso, tanto da promettere rinforzi per le forze di polizia e la trasformazione della tenenza dei carabinieri di Montemurlo nella seconda compagnia della provincia.

Peccato che le promesse fatte dal ministro non abbiano ancora trovato alcun riscontro nella realtà. A confermarlo è lo stesso Tescaroli, che ricorda come dal 2024 la città sia attraversata da una vera e propria escalation criminale, alimentata da episodi sempre più gravi, legati a faide interne e a dinamiche violente per il controllo del territorio e delle attività illecite.

Prato, ribadisce il procuratore, è un contesto unico e delicatissimo, “un laboratorio multietnico” nel quale la pericolosità criminale è stata a lungo sottovalutata, salvo poi esplodere in tutta la sua evidenza. Non a caso, ha osservato Tescaroli, la stessa decisione di tenere il Comitato nazionale in città era stata “rivelatrice di una volontà di contrasto” rispetto a una situazione ormai riconosciuta come critica e in continuo peggioramento.

Eppure, a cinque mesi da quell’incontro, il nodo principale resta irrisolto: la carenza di organico è rimasta tale. Gli organi investigativi della polizia, scrive Tescaroli, “dal 15 agosto non hanno avuto alcun incremento”. Una mancanza che costringe uffici giudiziari e investigativi a una scelta forzata e dolorosa: “selezionare” le indagini da portare avanti. La mole dei reati, infatti, è tale da imporre una gerarchia delle priorità, non per strategia ma per necessità. “La continua crescita delle vicende delittuose - ha precisato il procuratore - impone un’attività più selettiva degli obiettivi da perseguire, a causa dell’insufficienza di personale”. Nel frattempo, la città continua a fare i conti con una criminalità diffusa e violenta. 

Fonte: La Nazione

Foto © Francesco Ciotti 

del 15 gennaio 2026

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