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Tra gli imputati anche Tommy Parisi, figlio del boss Savinuccio 

Si avvia verso una fase decisiva l’inchiesta “Codice interno”, con le richieste di condanna formulate dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari al termine del processo stralcio celebrato con rito abbreviato. Si tratta di un filone che nasce dall’indagine sui rapporti tra clan mafiosi, politica e ambienti imprenditoriali e che ha già portato a una condanna di rilievo. Infatti, nel settembre scorso l’ex consigliere regionale pugliese Giacomo Olivieri è stato condannato in primo grado a nove anni di reclusione per scambio elettorale politico-mafioso ed estorsione, accusato di aver acquistato voti da tre clan baresi per sostenere l’elezione della moglie, Maria Carmen Lorusso, al Consiglio comunale.  

Ora la pubblica accusa ha chiesto complessivamente 24 condanne e una sola assoluzione, con pene che spaziano dai sei mesi fino ai vent’anni di carcere. Le contestazioni riguardano, a vario titolo, l’associazione mafiosa, il traffico di stupefacenti, il tentativo di omicidio, la detenzione di armi, la turbativa d’asta e una lunga serie di estorsioni. Secondo l’impianto accusatorio, queste stesse contestazioni delineano un controllo capillare del territorio da parte dei clan Parisi e Palermiti. La richiesta di pena più severa riguarda Antonio Busco, per il quale sono stati sollecitati vent’anni di reclusione, seguita da quelle per Riccardo Campanale e per Giovanni Palermiti, indicato come uno dei boss del rione Japigia, entrambi a diciotto anni. Pene significative sono state chieste anche per esponenti di primo piano del clan Parisi, tra cui Radames Parisi, e per altri imputati ritenuti figure chiave nei traffici di droga e nelle attività estorsive. Tra i nomi finiti al centro del procedimento compare anche quello di Tommy Parisi, figlio del boss Savinuccio e cantante neomelodico, per il quale la Dda ha chiesto una condanna a quattro anni. L’ultima parola, almeno in questa fase, spetterà al giudice per l’udienza preliminare: la prossima udienza è fissata per il 6 febbraio. 

Fonte: la Repubblica 

Foto © Imagoeconomica 

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