Violenze sessuali, vessazioni fisiche e psichiche, minacce gravi ai danni del compagno di cella nel carcere pratese della Dogaia, che si sarebbero protratte per quattro mesi. E' quanto avrebbe ricostruito la procura di Prato, guidata da Luca Tescaroli, con un'inchiesta che coinvolge un 39enne di nazionalità marocchina, detenuto per droga: gli è stato notificato un avviso di conclusione indagini per tortura, violenza sessuale e lesioni personali aggravati. La vittima è un 46enne, italiano, la cui denuncia ha contribuito alle indagini. Per la procura pratese quanto scoperto è "un'ulteriore riprova della diffusa illegalità pulviscolare emersa" nel carcere pratese, dove tra l'altro proprio ieri, all'interno del muro perimetrale, è stato scoperto un altro pacco contenente un microcellulare, hashish e cocaina: nonostante le imponenti perquisizioni effettuate il 28 giugno e il 22 novembre scorso e i successivi sequestri effettuati anche nei giorni seguenti, "si perpetua l'attività delittuosa". In base all’inchiesta le violenze al 46enne avrebbero provocato alla vittima "acute sofferenze fisiche e un trauma psichico", venendo sottoposto, "nel complesso, a un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona". Tra le vessazioni contestate all'indagato svegliare di notte il compagno di cella con il pretesto che russava obbligandolo a rimanere sveglio, percuoterlo "abitualmente", rovesciargli sulla testa un bidone della spazzatura, bruciargli le foto dei familiari, offenderlo anche riguardo alla sua virilità, costringerlo a comprargli tabacco e altri prodotti alimentari e non, minacciarlo che se avesse cambiato cella avrebbe trovato il modo di fargli male. Tra le accuse poi quella di "plurime violenze sessuali", causandogli lesioni. "Gli esiti delle investigazioni - afferma la procura in una nota - inducono a ritenere premiante la collaborazione con la giustizia e si invitano, pertanto, i detenuti vittime di soprusi in seno al carcere a collaborare". La procura evidenzia anche la necessità di munire il carcere pratese "di telecamere e di reti anti lancio per neutralizzare l'impiego di droni" per far arrivare i pacchi con droga e cellulari, "nonché di munire l'istituto di sistemi antidrone e di personale adeguato a garantire un compiuto servizio di vigilanza armata" anche per "un monitoraggio più penetrante di quanto accade nelle camere di detenzione" specie di notte.

Foto © Imagoeconomica

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