Cancellieri e ufficiali giudiziari rischiano l’uscita. Il governo promette stabilizzazioni, ma i numeri non convincono
Il conto alla rovescia è già iniziato e, se non arriveranno risposte concrete, ancora una volta a pagare saranno i tribunali. Entro il 30 giugno oltre 500 contratti di lavoro sono destinati a scadere solo nei palazzi di giustizia del Torinese. Si tratta di cancellieri e ufficiali giudiziari assunti dopo la pandemia grazie ai fondi del Pnrr, una forza lavoro diventata nel frattempo essenziale per tenere in piedi un sistema giudiziario da anni afflitto da una cronica carenza di personale amministrativo.
I lavoratori, ormai formati e pienamente inseriti nelle attività quotidiane degli uffici giudiziari, vedono avvicinarsi la scadenza dei contratti senza alcuna certezza sul futuro. I tribunali, dal canto loro, temono un brusco rallentamento, se non una vera e propria paralisi, proprio nel momento in cui si tenta di ridurre l’arretrato dei procedimenti, in un contesto generale in cui la macchina della giustizia non si distingue certo per celerità, anzi.
La questione - come ha spiegato la Repubblica - è approdata in Consiglio regionale piemontese poco prima di Natale, con un ordine del giorno presentato dalla capogruppo di Alleanza Verdi Sinistra, Alice Ravinale. L’atto chiedeva alla giunta guidata da Alberto Cirio di farsi portavoce presso il governo della necessità di stabilizzare tutto il personale assunto a tempo determinato nell’ambito del Pnrr, ritenuto indispensabile per garantire il corretto funzionamento dei processi.
Insomma, nei prossimi mesi i tribunali rischiano di perdere centinaia di lavoratori già operativi, con un impatto immediato e preoccupante sull’efficienza degli uffici. Il tema è arrivato anche in Parlamento grazie a un’interrogazione dell’onorevole Marco Grimaldi, vice capogruppo di Avs. Il governo ha annunciato l’intenzione di stabilizzare 6mila lavoratori a livello nazionale, con la possibilità di arrivare a 9mila entro la fine del 2026.
Numeri che, tuttavia, potrebbero non essere sufficienti. Secondo i dati dell’Ordine degli avvocati, alla Corte d’Appello di Torino le carenze di personale sfiorano il 40 per cento. Al tribunale di Asti un terzo dei dipendenti amministrativi è precario e 23 contratti su 60 scadranno a fine giugno; in alcune sezioni, come quella penale, il personale è interamente a tempo determinato. Situazione analoga ad Alessandria, dove oltre metà dei lavoratori ha un contratto in scadenza e i pensionamenti imminenti rischiano di dimezzare ulteriormente l’organico. Anche alla Corte d’Appello di Torino sono 83 i dipendenti destinati a uscire se non arriveranno proroghe o stabilizzazioni.
Fonte: La Repubblica
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