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L’intervista dell’ex giudice che condannò Berlusconi al Fatto Quotidiano

“È evidente a tutti il tentativo di ridurre il ruolo di controllo della magistratura: la riforma della Corte dei Conti e l’abrogazione dell’abuso d’ufficio lo dimostrano alla perfezione. E d’altra parte, quando il ministro Nordio dice che la riforma servirà a chiunque andrà al governo un domani, ammette che è proprio quello l’obiettivo”. “Noi magistrati siamo umani, sentiamo quello che si muove intorno a noi, a volte abbiamo anche paura. E questa riforma ci renderà più condizionabili e quindi più burocrati, più ossequiosi rispetto alle aspettative del potere”. Così ha detto Alessandra Galli in un’intervista al ‘Fatto Quotidiano’ in merito alla riforma della separazione delle carriere.
Figlia di Guido Galli, magistrato e accademico ucciso dai terroristi di Prima linea, impegnata nella campagna referendaria come presidente della sezione ligure del comitato per il No promosso dall’Anm. Magistrato e già giudice a latere nel processo milanese sul crac del Banco Ambrosiano e successivamente, sempre come giudice, ha pronunciato la sentenza di condanna in Appello a Silvio Berlusconi per frode fiscale nel processo Mediaset (l’unica divenuta definitiva a carico dell’ex premier). Ha chiuso la sua carriera in Procura generale a Genova. “Credo che la riforma Nordio - ha continuato - sia davvero pericolosa, perché crea grossi squilibri tra poteri e indebolisce il ruolo di garanzia della magistratura, cioè la possibilità di tutelare i diritti di tutti. In questo senso mi ha colpito la scelta di Giovanni Bachelet (figlio di Vittorio, giurista ucciso dalle Brigate rosse, ndr) di diventare presidente del comitato per il No della società civile: chi, come noi, ha perso tanto in un momento di aggressione ai principi democratici dello Stato, si rende conto che un’aggressione è in corso anche adesso, seppur con modalità diverse”.
Alessandra Galli ha anche parlato del Csm, il Consiglio Superiore della Magistratura che, con la riforma, avrà tra le sue file magistrati sorteggiati e membri laici eletti dal parlamento (cioè dalla maggioranza): “Durante il processo Mediaset un giornale prese un mio vecchio intervento alla giornata della memoria delle vittime del terrorismo, decontestualizzò alcune frasi e lo fece diventare un discorso contro Berlusconi. Rispetto a queste cose noi non siamo attrezzati, non abbiamo armi per difenderci: la nostra difesa è il Csm, che ora si vuole indebolire dividendolo in due, uno per i giudici e uno per i pm, e impedendo ai magistrati di scegliere i propri rappresentanti, mentre i politici continueranno a farlo”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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