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A ventisette anni dall’arresto in Florida e a un quarto di secolo dalla condanna all’ergastolo pronunciata da una giuria statunitense, Chico Forti può oggi lasciare il carcere per lavorare all’esterno. Il detenuto trentino, dichiarato colpevole dell’omicidio di Dale Pike, non ha ottenuto la libertà condizionale e resta obbligato a rientrare ogni sera nella casa di reclusione di Montorio, a Verona, ma potrà uscire dalla cella per svolgere attività lavorative, come fare l’istruttore di surf sul Lago di Garda, il pizzaiolo o l’insegnante di inglese.
La decisione è arrivata dal Tribunale di sorveglianza di Verona, che ha accolto la richiesta di concessione dei permessi di lavoro all’esterno presentata dalla direttrice del carcere, Maria Grazia Bregoli. Solo quattro mesi fa, però, la stessa istanza era stata respinta sulla base di valutazioni negative legate al mancato ravvedimento. In quella occasione il magistrato relatore, Maddalena De Leo, aveva scritto: “Dalla lettura delle relazioni di osservazione non emergono sentimenti di colpa o autentico dispiacere per i familiari della vittima, né per i propri familiari – aveva scritto il magistrato relatore Maddalena De Leo –. Il detenuto non appare in alcun modo sensibile rispetto al dolore cagionato sia alla famiglia delle vittime sia alla sua. Sulla scorta di tali elementi – mancato interessamento morale nei confronti delle vittime, mancato risarcimento del danno, anche solo parziale, assenza di approfondimento dei fatti di reato – ritiene questo Tribunale che la sola condotta corretta, disponibile, partecipativa tenuta da Forti non sia sufficiente a far ritenere sussistente una comprensione autentica del disvalore delle condotte poste in essere, una convinta revisione critica delle pregresse scelte e, quindi, un sicuro ravvedimento”.
Evidentemente, nel frattempo, la valutazione del Tribunale è mutata e sono state ritenute sussistenti le condizioni previste dall’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario, che consente il lavoro all’esterno anche ai detenuti condannati all’ergastolo, purché abbiano scontato almeno dieci anni di pena. Forti è rientrato in Italia poco più di un anno e mezzo fa, trasferito dagli Stati Uniti a bordo di un Falcon dell’Aeronautica militare. All’aeroporto di Pratica di Mare ad accoglierlo c’era la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che si era fatta fotografare sorridente al suo arrivo, suscitando polemiche per il trattamento riservato a un ergastolano che aveva ammesso la propria colpevolezza. “Per avere l’estradizione dovevo farlo” ha spiegato Forti, dopo che la Corte d’Appello di Trento aveva recepito la sentenza di condanna emessa negli Stati Uniti.
Nei mesi successivi al trasferimento, un detenuto del carcere di Verona riferì di aver ascoltato una conversazione in cui Forti avrebbe chiesto a un altro recluso di “mettere a tacere” Marco Travaglio, direttore de Il Fatto Quotidiano, oltre alla giornalista Selvaggia Lucarelli e ad Aldo Di Giacomo, segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria. La Procura di Verona aprì un’indagine preliminare, ascoltando detenuti e personale penitenziario, ma il fascicolo fu successivamente archiviato per assenza di elementi idonei a configurare un reato.
Secondo indiscrezioni giornalistiche, Forti potrebbe ora lavorare come pizzaiolo a Verona, fare l’istruttore di surf sul Garda, insegnare inglese e svolgere attività di volontariato con un gruppo che assiste ragazzi disabili in un circolo nautico di Malcesine. A Trento vive ancora la madre anziana, che Forti ha già potuto incontrare grazie ai permessi concessi nei mesi scorsi.
Ex campione di windsurf, Forti si era trasferito a Miami, dove aveva intrapreso l’attività di uomo d’affari e produttore televisivo. Nel 1998 fu arrestato per l’omicidio di Dale Pike, figlio di Anthony Pike, con il quale stava trattando l’acquisto del Pikes Hotel di Ibiza. Il corpo della vittima fu trovato completamente nudo su una spiaggia di Miami, ucciso con due colpi di pistola alla testa. Il processo ricostruì una complessa vicenda di affari come possibile movente del delitto, ma Forti si è sempre proclamato innocente, sostenendo di essere vittima di un errore giudiziario. Le trattative per il suo rientro in Italia sono state lunghe e complesse, fino all’applicazione della Convenzione sul trasferimento delle persone condannate, che consente di scontare la pena nel Paese d’origine.
Una conferma del nuovo regime detentivo è arrivata anche dal garante dei detenuti del Comune di Verona, don Carlo Vinco, che ha dichiarato al Gazzettino: “Chico esce, può uscire. È stato riconosciuto il lungo percorso fatto”.

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