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Il procuratore a Di Martedì: “Cercano di anticiparlo il più possibile, sanno che è rischioso e hanno capito che il gioco non vale la candela

C’è una strategia sulle tv e sui giornali per dire ai cittadini che se votano si al referendum non ci saranno più errori giudiziari. Nessuno spiega invece che il sistema giudiziario, dove non funziona, è anche perché sono state fatte riforme e non sono stati dati mezzi che servivano”. A dirlo è il procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri intervistato su La7 a Di Martedì parlando del referendum costituzionale per la separazione delle carriere. 
Mentre un mese fa chi era per il sì al referendum andava tronfio in televisione, parlando di un distacco del 25%, adesso abbiamo guadagnato 20 punti. Chi è per il sì non vede l’ora che si voti, cerca di anticipare il più possibile, perché sanno che è rischioso questo referendum. Hanno capito che il gioco non vale la candela”. 

Sulla riforma, commenta Gratteri, “c’è la convinzione che il pubblico ministero e il giudice facciano la combine”. “Allora - afferma - spiegateci perché nello stesso giorno a Palermo il pubblico ministero ha chiesto la condanna per il ministro Salvini e il giudice l’ha assolto mentre a Roma il pubblico ministero ha chiesto l’assoluzione per il sottosegretario Delmastro e il giudice l’ha condannato”. Gratteri ha poi risposto a una domanda sulla guerra tra politica e magistratura. Secondo il procuratore non c’è nessun conflitto. “C’è invece che il potere politico non vuole essere controllato dal potere giudiziario. Non hanno capito che purché ci sia una democrazia i poteri devono essere bilanciati. Se fai delle riforme per indebolire il potere giudiziario hai l’abuso da parte della polizia. E quindi - spiega - chi ne paga sono gli ultimi. Le riforme servono per i potenti, come l’abuso d’ufficio che è servito a non punire le condotte dei raccomandati, non dei poveracci”.

Quindi una domanda sulle parole del ministro della Giustizia Carlo Nordio riguardo al parallelismo tra la riforma e il piano di rinascita della P2 di Licio Gelli
Avendo letto la storia di Gelli, sui suoi progetti e la P2 mi fa impressione l’accostamento. Sappiamo qual era il progetto della P2 quindi non penso che possa minimamente dire ‘ci accostiamo a Gelli perché ha detto una cosa giusta’. Lasciamo stare”.

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