Questo articolo, che riproponiamo ai nostri lettori, è stato scritto in data 19-12-2025
Chiesta dal Pg Giuseppe Lombardo la riapertura dell'istruttoria per acquisire l'intercettazione del capomafia
"I Graviano sono due fratelli seri. Loro sono due ragazzi seri sul serio". "Loro erano là, anzi avevano loro. Dopo Riina c'erano i Graviano". Sono questi alcuni passaggi di un'intercettazione del 30 dicembre 2022 in cui il capomafia Pino Piromalli (classe'45), dialogando con Francesco e Domenico Saverino, si trova a commentare alcune udienze del processo 'Ndrangheta stragista.
La registrazione, svolta nell'ambito dell'inchiesta confluita nell'operazione Restauro che lo scorso 23 settembre ha colpito proprio la cosca Piromalli, su richiesta della Procura generale di Reggio Calabria, rappresentata da Giuseppe Lombardo, potrebbe finire agli atti del processo d'appello bis 'Ndrangheta stragista.
Il magistrato reggino ha infatti chiesto alla Corte d’Assise d’appello di Reggio Calabria – presidente Angela Bandiera, a latere Katia Asciutto - di riaprire l'istruttoria.
Imputati, sono sempre il boss di Cosa nostra Giuseppe Graviano e quello di Melicucco Rocco Santo Filippone. Entrambi sono accusati di essere i mandanti degli attentati ed omicidi avvenuti tra il dicembre 1993 e il febbraio 1994, in cui persero la vita anche gli appuntati Antonino Fava e Vincenzo Garofalo (uccisi il 18 gennaio sull'autostrada Salerno-Reggio, ndr).
Pino "Facciazza" Piromalli
"La figura di Giuseppe Piromalli, detto Pino, è stata già oggetto di acquisizioni in sede processuale in giudizio di appello in relazione alla nota intercettazione in cui si parla della riunione di Commissione di 'Ndrangheta, finalizzata a deliberare l'adesione delle stragi - ha ricordato ieri Lombardo - Componenti di quella Commissione, per quel che dice Francesco Adornato, erano Pino Piromalli, Nino Pesce e Luigi Mancuso. Letteralmente si diceva: 'li hanno messi nella Commissione'". "Il Ros di Reggio Calabria ci ha trasmesso una serie di progressivi riferibili a Pino Piromalli da cui emerge che, assieme a familiari e soggetti a lui più vicini, segue con attenzione maniacale il giudizio di appello che era in corso di celebrazione nell'autunno inverno 2022-2023. Commenta anche le acquisizioni e gli apporti dichiarativi dei collaboratori Fondacaro e Bruzzese che diventano occasione per fare una serie di riflessioni sui rapporti tra la cosca Piromalli ed i siciliani".
Così dunque, Pino Piromalli (detto Facciazza), al vertice del mandamento tirrenico a cui fa riferimento Rocco Santo Filippone, fa un lungo discorso su una serie di dinamiche carcerarie che riguardano soggetti di grande spessore delle organizzazioni criminali.
"Spiega che spesso e volentieri avvengono delle cose per loro anomale - ha riferito in aula Lombardo rivolgendosi alla Corte - che in realtà sono finalizzate a creare disagio al detenuto e spingerlo a scelte collaborative, che lui non ha fatto e che tanti altri soggetti non hanno fatto. Quindi si intrattiene sullo stretto rapporto che la cosca Piromalli ha con i palermitani. Facendo riferimento a Mommo Piromalli (definito grande patriarca della famiglia) dice che aveva uno strettissimo rapporto con i palermitani, con riferimento ai corleonesi, Riina, Provenzano ed i fratelli Graviano. Spiega quali relazioni la 'Ndrangheta di vertice ha avuto negli anni con questi soggetti e Raffaele Cutolo e condensa molti argomenti sviluppati in questo processo".
L'arresto di Rocco Santo Filippone © StrettoWeb / Salvatore Dato
Lombardo ha quindi posto particolare attenzione in un altro punto delle intercettazioni in cui Piromalli dice: "Santapaola, Provenzano, non so che cosa aveva vissuto in carcere. Ricorderai che lo inquadrano con il cappellino in testa. Forse lo avevano picchiato. Il figlio si era preoccupato... Riina, Riina, Cutolo, non ha mai abbassato la guardia. E' morto prendendoli in giro (nel senso che non si è mai piegato a determinate cose)". Il capomafia calabrese, però, cambia espressioni quando parla dei Graviano. "Santapaola a Tolmezzo. I Graviani sono due fratelli seri. Loro sono due ragazzi seri sul serio - dice parlando con Francesco Saverino che chiede se loro fossero contro Riina - No, quale contro Riina. Sono i palermitani, certo. Loro erano là, anzi avevano loro .. dopo Riina c'erano i Graviano quando c'era allora.. tutte queste cose qua... ".
Ed è questo, secondo il Procuratore generale, il passaggio su cui soffermarsi perché "il dopo Riina significa dopo la cattura di Riina, del gennaio 1993. Piromalli dimostra con giudizio puntuale di conoscere i fratelli Graviano. Perché nel complessivo svolgersi del discorso in relazione a Filippo e Giuseppe... Pino Piromalli in persona dice che sono due fratelli seri, due ragazzi. Ed è chiaro che non è un riferimento al 2022. Perché Pino Piromalli è del 1945 e nel 2022 Graviano non è certo un ragazzo. Ma ragazzo nel 1993. E Pino Piromalli dice che sono due ragazzi seri che hanno preso il posto di Riina. E fa riferimento a tutte queste cose qua, ovvero le stragi".
Per questo motivo Lombardo ha chiesto di riaprire l'istruttoria per compiere una perizia sulle intercettazioni ed eventualmente sentire l'ufficiale di polizia giudiziaria che ha redatto la nota inviata alla Procura lo scorso 17 dicembre.
Il procuratore Giuseppe Lombardo © Imagoeconomica
Minacce a Villani?
Non solo. Al contempo Lombardo ha chiesto l'acquisizione della missiva inviata dal collaboratore di giustizia Consolato Villani il quale invia copia di un'iniziativa giudiziaria intrapresa nei suoi confronti da Giuseppe Graviano. Quest'ultimo, infatti, ha formalizzato una richiesta di risarcimento danni nei confronti di Villani il quale avrebbe detto cose non vere nei suoi confronti nel processo.
Secondo la progettazione dell'accusa questa circostanza assumerebbe rilievo in quanto le argomentazioni spese nel documento che Villani ha ricevuto e trasmesso all'ufficio di Procura potrebbero essere lette come un tentativo di intimidazione. "Ritengo che quanto Villani argomenta nella missiva sia centrato rispetto all'obiettivo che un'azione risarcitoria vuole perseguire ove avviata ancora in maniera intempestiva nel momento in cui il processo e quelle dichiarazioni assumono rilevanza, non è stato definito - ha detto Lombardo - E' inutile che dica che Villani evidenzia di aver detto solo quel che ha vissuto e non aver aggiunto nulla di più, ma è significativo che si sofferma che "la percezione che ricava dall'azione che Graviano ha posto in essere è chiaramente intimidatoria e finalizzata ad orientarne un'eventuale nuova escussione in questa sede, che non è stata ammessa. E l'azione che pone in essere Graviano è significativa perché indirizzata nei confronti dell'autore materiale, insieme a Calabrò Giuseppe, dei gravi agguati consumati ai militari dell'arma dei carabinieri. E si focalizza a colui il quale è direttamente in possesso di informazioni, non solo in relazione al profilo dell'azione materiale, che altri non hanno".
La difesa del boss di Brancaccio, rappresentata dall'avvocato Giuseppe Aloisio, ha immediatamente detto che Graviano ha avviato una richiesta di risarcimento nei confronti di altri 22 collaboratori di giustizia sentiti nel corso del processo e che, pertanto, non vi è "alcuna minaccia da parte di Graviano".
Su tutte le richieste di acquisizione la corte dovrà decidere il prossimo 22 gennaio dopo aver sentito tutte le parti.
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