Il procuratore di Napoli ai giornalisti: "Sono vicino alla pensione. Potevo stare zitto, ma non giro dall’altra parte"
“Parlate alla gente comune, non ai convegni”. È un Nicola Gratteri senza filtri, come del resto ci ha già abituati da tempo, quello che a margine della conferenza stampa sugli arresti per le truffe agli anziani lancia un messaggio ai magistrati schierati per il No al referendum sulla riforma della giustizia. Pur precisando di non far parte né del comitato del No né delle iniziative dell’Associazione nazionale magistrati, il procuratore capo di Napoli chiarisce che la sua posizione nasce da una storia personale e professionale ben precisa. “Sono un battitore libero”, sottolinea il magistrato, ricordando di aver sempre espresso le proprie convinzioni “a prescindere da collocazioni o contingenze”. Si tratta di una libertà che, ammette, ha un costo: “Ogni giorno ci sono giornali che mi diffamano, ma è il prezzo della mia libertà e continuerò a dire quello che penso”.
Il cuore del suo intervento, però, è rivolto ai colleghi magistrati. Da qui l’esortazione ad abbandonare il linguaggio tecnico e a scendere dal piedistallo degli incontri specialistici. “È inutile andare a fare convegni con avvocati e professori universitari, in una sala organizzata in almeno una settimana, dove vengono 100-150 persone ad ascoltare ed escono esattamente come sono entrate”. Molto più efficace, secondo Gratteri, è parlare ovunque se ne presenti l’occasione, spiegando in modo semplice perché il No non riguarda gli interessi dei magistrati, ma quelli dei cittadini. “Tu sei appassionato di calcetto, alla fine della partita mangi una pizza e parli del referendum. Tu vai dall’estetista e spieghi che il No non è qualcosa che serve ai magistrati, ma serve ai cittadini, a difendere l’indipendenza della magistratura”. Un concetto che il procuratore ribadisce con forza: “L’indipendenza della magistratura non è un privilegio del magistrato, ma è una garanzia per il cittadino, per i figli di nessuno, per gli ultimi, per i deboli, per i fragili”. Da qui l’avvertimento sul futuro: “Avere, fra due o tre anni, un pubblico ministero che dipende dal ministro della Giustizia favorisce solo i potenti, non favorisce gli ultimi”, quelli che non hanno potere né protezioni.
Gratteri guarda anche all’andamento della campagna referendaria e rivendica un recupero nei consensi. “Prima eravamo sotto di 25 punti, ora di sei”. Un segnale incoraggiante. “Ancora c’è tempo. Stanno puntando a indire una data il prima possibile, perché i promotori del Sì capiscono che più passa il tempo, più questo vantaggio si restringe. Vorrebbero farlo a marzo, io penso che si riuscirà ad arrivare ad aprile. Più giorni passano - precisa - più recuperiamo”.
Infine, il magistrato torna sul piano personale. A 67 anni e con la pensione ormai vicina, rivendica la scelta di non tacere. “Potevo stare zitto, non mi riguardava direttamente, ma non mi giro mai dall’altra parte”. E conclude: “Anche fino all’ultimo giorno del mio lavoro da procuratore di Napoli continuerò a dire quello che penso, anche se quello che penso può dare fastidio a chi gestisce il potere o ai manovratori. Non mi interessa. Continuerò a essere me stesso”.
Fonte: La Repubblica
Foto © Imagoeconomica
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