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L’intervista all'avvocato a margine del convegno organizzato dalle Agende Rosse a Bologna

"La riforma della giustizia che introduce la separazione delle carriere è un rischio pericoloso per il diritto dei cittadini a ottenere verità in sede giudiziaria. Un rischio valutato con troppa superficialità".
Così l’avvocato Fabio Repici commenta ad ANTIMAFIADuemila la riforma costituzionale voluta dall’attuale maggioranza, a margine del congresso nazionale “Il diritto alla Verità” conclusosi ieri a Bologna.
"Salvatore Borsellino, le Agende Rosse e molti degli ospiti presenti faranno campagna referendaria per il ‘No’ al referendum confermativo previsto per marzo", dice Repici definendo il voto contrario "un cammino parallelo a quello che da decenni percorrono i familiari delle vittime per vedere riconosciuto il loro diritto alla verità". Un fronte di resistenza, dunque, contro quella che l’avvocato definisce "una controriforma della giustizia" e che, secondo lui, va fermata affinché "il Parlamento, in un impeto di dignità, riconosca finalmente all’intero Paese il diritto alla ricerca della verità".
Il congresso organizzato a Bologna ha avuto per Repici un valore determinante. "Restano innanzitutto le relazioni congressuali dei tanti ospiti intervenuti, che hanno dato un contributo di livello intellettuale elevatissimo, superlativo", afferma. Giuristi, giornalisti, avvocati, magistrati, storici e studiosi hanno offerto un confronto che l’avvocato definisce "una elaborazione concettuale di strepitoso valore".
Alle voci tecniche si sono aggiunti gli interventi politici di Luigi de Magistris e Roberto Scarpinato, oltre alla testimonianza conclusiva dei familiari delle vittime, momento che Repici definisce "simbolico e fondamentale".
L’obiettivo del congresso era verificare se fosse arrivato il momento di proporre l’introduzione formale del diritto alla verità nella Costituzione. Secondo Repici, la risposta è positiva: "Volevamo capire se il momento fosse maturo per chiedere che venga finalmente fatto entrare in Costituzione il diritto alla verità, o alla ricerca della verità. Il contributo ricevuto ci ha fatto ritenere che sia il momento di avanzare questa proposta".
L’avvocato rivela che "proprio in questi minuti stiamo elaborando il testo" della proposta di legge costituzionale che sarà annunciata alla chiusura dei lavori e che "Salvatore Borsellino invierà ai presidenti delle Camere e al Presidente della Repubblica", per chiedere che si facciano garanti di un diritto che "il popolo italiano merita".
Un congresso che ha prodotto un impegno concreto: da un lato la battaglia contro una riforma ritenuta pericolosa, dall’altro la spinta a inserire per la prima volta nella Carta il diritto alla verità. "Mi auguro che le parole e le immagini di questi relatori rimangano nella memoria del web e possano essere ascoltate da tanti", conclude Repici.
Un auspicio che, dopo queste due giornate bolognesi, è già diventato un programma politico e civile.

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