L’intervento dell’ex magistrato al convegno dei 5Stelle per le regionali in Puglia
“L’ultimo caso, la vicenda al Cuffaro in Sicilia, è solo un esempio tra i tanti. La Sicilia è diventata una metafora dell'intero Paese. L'Italia è diventata da Bolzano a Palermo un'enorme ragnatela nazionale di comitati di affari, di cricche, che contrattano e competono tra loro per l'assalto alla dirigenza dei soldi pubblici, ai fondi del PNRR. Questi comitati di affari sono composti da soggetti che vengono da mondi diversi, ma sono accomunati agli stessi interessi. C'è il politico, che porta indotto alle sue relazioni nel mondo politico, che apre tutte le porte. C'è l'imprenditore che vuole appalti e che caccia i soldi per le tangenti e per finanziare le campagne elettorali dei politici. C'è il colletto bianco delle mafie che porta il capitale da riciclare e porta i voti”.
Nel suo intervento a Bari, durante l’evento del Movimento 5 Stelle “Legalità e giustizia: come disarmare chi minaccia le istituzioni”, Roberto Scarpinato – già magistrato, oggi senatore M5S e membro della Commissione parlamentare antimafia – ha tracciato un durissimo atto d’accusa contro l’attuale sistema politico, denunciando quella che definisce una degenerazione accelerata sotto il governo Meloni. All’incontro, organizzato in vista delle regionali pugliesi, erano presenti anche Giuseppe Conte, Giuseppe Antoci e Federico Cafiero de Raho.
“La politica oggi più che mai è diventata la cinghia di trasmissione degli interessi dei grandi potentati economici, di lobby, di comitati d’affare, di cricche, di mafia dei colletti bianchi”, ha esordito Scarpinato, spiegando come la macchina del potere operi “dietro le quinte” attraverso una piramide che ha al vertice “grandi gruppi bancari, assicurazioni, sanità privata, industria e armi: la classe dei super ricchi”. Da qui l’esempio delle banche, che negli ultimi tre anni “hanno avuto extraprofitto per 165 miliardi”. Quando il governo propose una tassa sugli extraprofitti, racconta Scarpinato, “le banche hanno preso la Meloni per l’orecchio e le hanno detto: ma tu chi credi di essere?”, costringendola a ritirare il provvedimento. “Fanno i gradassi con i poveracci e i maggiordomi con i potenti”.
Durissimo anche il riferimento alla sanità, dove secondo il senatore sarebbe in atto “un piano politico per strangolare progressivamente la sanità pubblica e costringere i cittadini a rivolgersi alla sanità privata: chi non ha i soldi o non si cura, o muore”. Tra i protagonisti di questo sistema cita Antonio Angelucci, “uno dei grandi ras della sanità privata… deputato assenteista, finanziatore della Lega e proprietario di tre giornali che ogni giorno esaltano il governo e attaccano chi dissente”. Una figura emblematica, ma non isolata in un Parlamento dove, ricorda Scarpinato citando Transparency International, “97 tra deputati e senatori sono portatori di interessi privati”.
“Questa maggioranza ha sdoganato il conflitto di interessi e ha legittimato il lobbismo politico”, continua Scarpinato, ironizzando sulla legge proposta per estromettere lui e Cafiero de Raho dalla Commissione antimafia: “Hanno detto che siamo in conflitto d’interesse. E ci hanno preso: siamo in conflitto con i mafiosi e soprattutto con i colletti bianchi. Ne abbiamo arrestati tanti e ci odiano”.
Il senatore ha poi descritto l’evoluzione dei rapporti tra mafia e politica, parlando di una “post-mafia” in cui “non si capisce più se sono i colletti bianchi che concorrono negli affari sporchi della mafia o i mafiosi che concorrono negli affari sporchi dei colletti bianchi”. Un intreccio in cui imprenditori, politici e criminali diventano parte di un unico sistema di scambio di favori e voti: “I mafiosi non hanno più bisogno di sparare. Portano voti e capitale da riciclare e tutte le porte si aprono”.
La degenerazione, sostiene Scarpinato, ha il suo carburante nel voto di scambio e nelle reti clientelari costruite dai politici attraverso l’uso distorto del potere pubblico. “Io ti faccio assumere al Comune e tu fai votare tutta la tua famiglia per me… ‘Io ti nomino direttore dell’azienda sanitaria e tu assumi chi ti dico’” Una dinamica che, nelle competizioni locali, rende decisivi pochi voti e accresce il peso dei pacchetti elettorali controllati dalle mafie. È in questo quadro che, accusa Scarpinato, il governo avrebbe “distrutto sistematicamente tutti gli anticorpi contro l’asservimento della politica”, smantellando strumenti come l’abuso d’ufficio e limitando le intercettazioni, “il loro tallone d’Achille”. “Se fosse già in vigore il limite di 45 giorni alle intercettazioni non avremmo scoperto il caso Cuffaro, né il caso Toti in Liguria”.
Gli attacchi alla magistratura, secondo Scarpinato, si estenderebbero anche alla Corte dei Conti, con una riforma che limiterebbe pesantemente le responsabilità erariali: “Se provochi un danno da 10 milioni non paghi più di due mensilità. Un affare: mi metto in tasca 2 milioni e te ne restituisco 100mila”. Tra le promotrici, denuncia, “una deputata condannata per essersi messa in tasca soldi destinati ai rimborsi elettorali”.
“Questa è la fotografia della politica oggi, con l’accelerazione impressa dal governo Meloni”, conclude l’ex magistrato. “Noi in Parlamento ci battiamo come leoni, ma con il maggioritario siamo in minoranza. Non abbiamo i superpoteri: i superpoteri li avete voi cittadini, quando andate a votare”. E l’appello finale è un invito alla mobilitazione democratica: “Questo non è il momento di stare a casa rassegnati. È il momento di combattere per difendere la democrazia dalla mala politica, dalla corruzione e dalle mafie”.
Foto © Paolo Bassani
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