Fuori dal tribunale di Salerno, manifestazione di amici e familiari del colonnello Cagnazzo che rischia processo
La Procura di Salerno ha avanzato la richiesta formale di rinvio a giudizio per i quattro indagati ritenuti coinvolti nell’omicidio del sindaco pescatore di Pollica, Angelo Vassallo, e nel successivo depistaggio delle indagini. La decisione è stata presentata dal pubblico ministero nel corso dell’udienza tenutasi questa mattina al palazzo di Giustizia, mentre all’esterno si radunava un gruppo di circa cento persone. Indossando magliette e mostrando uno striscione a sostegno di Fabio Cagnazzo, i manifestanti hanno espresso solidarietà al colonnello dei Carabinieri, che rischia il processo insieme all’ex carabiniere Lazzaro Cioffi, all’imprenditore Giuseppe Cipriano e all’ex collaboratore di giustizia Romolo Ridosso. Amici e familiari di Cagnazzo hanno organizzato un sit-in per ribadire pubblicamente il loro appoggio.
Nel frattempo, la Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore ha preso posizione con un intervento che richiama la responsabilità delle istituzioni e la necessità di non dimenticare il valore dell’impegno civile del sindaco ucciso. Il presidente Dario Vassallo ha commentato le parole pronunciate dal pm, che questa mattina ha parlato non di omertà ma di una “mancanza di umanità”. Secondo la Fondazione, “non si tratta di un mero giudizio tecnico, ma di una denuncia morale che riguarda l’intero Stato”. “La nostra terra, i cittadini, la memoria di Angelo meritano rispetto, attenzione e giustizia”, ha aggiunto Dario Vassallo.
Nel suo intervento, il presidente ha sottolineato come Angelo Vassallo sia stato abbandonato dalle istituzioni, sia in vita che dopo l’assassinio: “Angelo è stato lasciato solo, prima e dopo la sua uccisione, nonostante abbia dedicato la vita alla comunità. Il Sistema Cilento ha imbrigliato anche le coscienze. Lo Stato deve dare un segnale concreto: accelerare le indagini sul traffico di droga e garantire che la giustizia arrivi senza ulteriori ritardi. Non possiamo più permettere che inerzia o silenzi calpestino la memoria di chi ha sacrificato tutto per il bene comune”.
Anche il vicepresidente della Fondazione, Massimo Vassallo, è intervenuto richiamando l’urgenza di un’azione istituzionale decisa: “Il Sistema Cilento è uno Stato nello Stato. La Commissione Antimafia e il Comitato costituito devono proseguire il proprio lavoro con celerità. Non c'è più tempo da perdere: la comunità, la legalità e la memoria di Angelo sono in gioco. La Fondazione Angelo Vassallo sarà presente in aula giorno dopo giorno, perché la giustizia non è un atto formale. È un dovere morale e civico verso la comunità”.
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