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Sul Fatto Quotidiano le interviste ai due ex magistrati

Sul fronte del "No" alla separazione delle carriere si schierano altri due ex magistrati. Si tratta di Alfredo Morvillo e Armando Spataro, che sulle colonne de Il Fatto Quotidiano intervengono per chiarire una volta per tutte un punto spesso distorto nel dibattito pubblico: Giovanni Falcone non era favorevole alla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Entrambi smontano quella che definiscono una leggenda costruita su citazioni parziali e interpretazioni errate del pensiero del magistrato ucciso a Capaci nel 1992.
Alfredo Morvillo, ex magistrato e cognato di Falcone, ricorda che “lui aveva un’unica preoccupazione: il lavoro, cioè che si facessero le indagini”. Con l’introduzione del nuovo codice di procedura penale, spiega, “molti poteri che erano stati del giudice istruttore finivano al pm: Falcone temeva che le procure non avessero ancora le competenze adatte per condurre le indagini, soprattutto quelle particolarmente complesse su mafia, economia e finanza”. Un timore legato non a questioni di assetto istituzionale, ma alla necessità di garantire professionalità e preparazione adeguate. “Si tratta di competenze molto diverse da quelle necessarie ai giudici per scrivere le sentenze”, aggiunge Morvillo, ricordando che per Falcone si trattava di “abilità che non si acquisiscono vincendo un concorso, ma solo con la specificità di funzioni: secondo Falcone era necessario che i pm facessero dei corsi per specializzarsi in questa materia complessa”.
Proprio per questo, chiarisce Morvillo, “a Falcone della separazione delle carriere non fregava assolutamente nulla. Del resto, la riforma che ci vogliono propinare non serve assolutamente a nulla, se non a creare il presupposto dell’asservimento del pm all’esecutivo. E non credo che Falcone sarebbe stato felice di diventare un funzionario del ministro Nordio”.
Sulla stessa linea Armando Spataro, anche lui ex magistrato, che definisce “assolutamente falso” sostenere che Falcone fosse a favore della separazione. “Si tratta di un’affermazione priva di fondamento, entrata nell’immaginario collettivo grazie ad alcune dichiarazioni decontestualizzate, complice anche una visione storica disattenta di molteplici commentatori”, afferma Spataro. Ricorda poi come nel 1988, durante un congresso di Mondo Operaio, Falcone parlasse di “differenziazione, non di separazione”.
I ‘separatisti’ – prosegue Spataro – citano questo intervento di Falcone e pure un altro del 1989. Ma all’epoca era stato da poco varato il nuovo codice di procedura penale: secondo Falcone, con l’abolizione della figura del nuovo giudice istruttore, il pm – rimasto unico investigatore – aveva bisogno di un sapere specialistico e di conoscenze molto diverse da quelle del giudice”.
Le parole dei due ex magistrati intervistati dal Fatto convergono: Giovanni Falcone non chiedeva la separazione delle carriere, ma la crescita professionale e tecnica della magistratura inquirente, per renderla più capace di affrontare le indagini più complesse e garantire un sistema giudiziario realmente efficace e indipendente.

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