Marco Toffaloni, condannato in primo grado dal tribunale dei minori per la strage di Brescia avvenuta il 28 maggio 1974, avrebbe voluto alzare il tiro, fare azioni più eclatanti contro i comunisti.
Lo ha raccontato Nicola Guarino Lo Bianco nell’udienza del 30 ottobre tenutasi davanti alla corte bresciana (presidente Roberto Spanò, imputato Roberto Zorzi, non presente): l’uomo frequentava il gruppo di Ordine Nuovo di Verona e fu arrestato in seguito agli scontri avvenuti in città in occasione del funerale di Silvio Ferrari. “Si diceva che erano stati i comunisti ad ucciderlo”, ha detto, per questo serpeggiavano parole di rabbia tra i camerati.
Ferrari, ricordiamo, venne assassinato con una bomba che stava trasportando sulla pedana della Vespa del fratello il 19 maggio 1974.
L’ordigno era fatto da mezzo chilo di tritolo e mezzo chilo di polvere da mina, con innesco ad orologeria. Tra le tante ipotesi era stata avanzata quella che gli stessi camerati di Ferrari avessero sabotato il timer per far esplodere la bomba in anticipo ed eliminare il 21enne, perché si pensava volesse abbandonare l’estremismo di destra. Secondo molte perizie, invece, l’esplosivo era in cattivo stato di conservazione. Vicino a quel che resta del corpo di Ferrari, dilaniato dall’esplosione, la Polizia trovò delle copie di ‘Anno zero’, rivista ufficiale di Ordine Nuovo, movimento politico di estrema destra. Dopo la morte del giovane, la città si ribellò e fu organizzata la manifestazione antifascista del 28 maggio. La vicenda del giovane tocca anche quella dell’attentato mai avvenuto contro il locale Blue Note: in base a quanto dichiarato dalla super-testimone Ombretta Giacomazzi, sarebbe dovuto essere proprio Ferrari a piazzare una bomba nel locale. Un locale frequentato da omosessuali, dalla Brescia bene, ma, a detta della testimone Rosanna Vitto, anche da Ferdinando Trappa (di cui era la fidanzata dell’epoca per 3-4 anni, circa 1972-1976), che all’epoca trafficava quadri con il neofascista bresciano Ermanno Buzzi, per gli inquirenti il basista della strage. “Tutte le sere andavamo al Blue Note” ha detto la teste.
La sera in cui morì Ferrari: “Io attendevo Ferdinando fuori dal Blue Note. Lui arrivò tardi, scese da un furgone insieme a Buzzi, i fratelli Papa, Cosimo Giordano e Zorzi. Buzzi gli chiese di fare un lavoro con lui, ma Ferdinando si rifiutò. Quella sera mi portò al lunapark, disse che era meglio non stare lì”. Trappa però ha sostenuto di non ricordare la storia del furgone. Il Blue Note alla fine non saltò per aria. Ma Silvio Ferrari sì.
Il presidente ha rimarcato molto su questo punto durante l’udienza, ma il teste ha risposto che non si ricordava: “Io sono così, quando non mi interessa una cosa non la memorizzo”.
Le bombe nelle scatole di scarpe
Bombe in scatole di cartone “come quelle delle scarpe”, trasportate da un punto all’altro della città. Borsoni contenenti armi. Proprio Buzzi, ambiguo ladro d’arte fan di idee estremiste, nel 1979 fu condannato all’ergastolo per la bomba di Brescia e fu strangolato in carcere dagli estremisti neri Mario Tuti e Pierluigi Concutelli alla vigilia dell’appello. “Era un suo amico?”, ha chiesto a Trappa il presidente Spanò.
“Macché, no, solo un conoscente”, ha risposto il teste.
Ma la sera prima della strage Trappa, che pure non faceva politica attiva e il 28 maggio 1974 era a casa a dormire dopo una notte nelle bische clandestine, chiamò Buzzi per farsi consegnare un borsone, con dentro una pistola, “per un lavoro, che però era saltato”. Quale? “Non ricordo. Forse per i passerotti.” “Vidi Buzzi sulla sua Mini fuori da un bar, è vero. Mi indicò una scatola che aveva a bordo, disse che dentro c’era una cosa davvero pesante. Io mi spaventai, scesi subito.” Per chi indaga, era la bomba che sarebbe esplosa in piazza della Loggia durante la manifestazione antifascista.
A Trappa venne in mente “un’altra scatola, tipo quella delle scarpe”, fece mettere a verbale nel 2020: “La scatola era sul pianale del furgone di Cosimo Giordano (altro estremista bresciano, ndr). Conteneva una bomba per il Blue Note.”
Prossima udienza: venerdì 14 novembre 2025, ore 9:30
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In foto: la strage di Piazza della Loggia
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