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“La storia siciliana ci ha insegnato a non fermarsi mai al primo livello. Dietro gli esecutori, ci sono sempre i mandanti. E dietro i mandanti, spesso, le ombre” ha scritto in un articolo pubblicato su Dark Side il criminologo forense Federico Carbone in merito al sequestro lampo che ha turbato la tranquilla cittadina di Vittoria, in Sicilia, riportando alla memoria gli spettri di un passato segnato dalla criminalità organizzata. Il 25 settembre, alle 21:30, nel rione Forcone, un ragazzo di 17 anni, studente del liceo scientifico “Giuseppe Mazzini” e figlio di un noto imprenditore ortofrutticolo, è stato rapito da quattro individui incappucciati e armati di pistole. L’azione, definita dagli investigatori come “chirurgica”, è avvenuta in una piazzetta periferica: i sequestratori, che conoscevano il cognome della vittima, hanno confiscato il suo cellulare e lo hanno caricato su una Fiat Panda nera, supportata da una seconda auto bianca. Dopo circa 24 ore, il giovane è ricomparso al commissariato di Vittoria, accompagnato da un amico che sostiene di averlo incontrato per strada. Nessun riscatto è stato pagato e il ragazzo non ha subito violenze.
“È un salto nel tempo. Un cortocircuito storico. E le domande che restano sospese, come sempre nei racconti siciliani, sono sempre le stesse: Chi sapeva? Chi ha deciso? E soprattutto: chi sta mandando il messaggio? Ma ora se ne aggiunge un’altra, forse la più inquietante: perché il messaggio si è fermato a metà?” domanda Carbone. 

Un’operazione pianificata

Le indagini, coordinate dal procuratore Francesco Puleio, descrivono un’azione meticolosamente organizzata: osservazione preliminare, controllo della scena e eliminazione di tracce tecnologiche, con il cellulare della vittima abbandonato sul posto. Il ragazzo sarebbe stato trattenuto in un casolare di campagna, non ancora identificato, da quattro individui con accento locale, rimasti incappucciati per l’intera durata del sequestro. Due veicoli, una Fiat Panda nera e una bianca, sono stati utilizzati per l’operazione. Una telecamera privata ha ripreso la scena, e le 84 telecamere di sorveglianza attive a Vittoria, insieme a pattuglie ed elicotteri dispiegati nelle zone limitrofe (Pedalino, Comiso, Gela, Catania), stanno fornendo elementi cruciali per le indagini. 

Le ipotesi investigative

Gli inquirenti seguono tre piste principali. La prima coinvolge la mafia albanese, nota per tecniche militari e operazioni rapide, con segnalazioni di un possibile summit criminale a Zafaglione e Berdia. La seconda ipotesi punta al boss latitante Gianfranco Stracquadaini, che potrebbe aver orchestrato il sequestro per riaffermare il controllo di Cosa nostra sul territorio. La terza pista considera un possibile collegamento con debiti di spaccio, dato che via Marangio, luogo del rapimento, è una nota piazza di spaccio gestita da gruppi albanesi. Tuttavia, l’assenza di una richiesta di riscatto fa propendere per un’azione dimostrativa, forse un messaggio intimidatorio rivolto alla famiglia della vittima o alla comunità imprenditoriale locale. “A Vittoria, la piazzetta del rione Forcone è tornata alla normalità. I ragazzi hanno ripreso a uscire, ma con la consapevolezza che quello che è successo una volta può succedere ancora. Il ragazzo è tornato a casa, sano e salvo. Ma le indagini continuano su tre piste diverse. E gli investigatori continuano a non credere completamente alla versione della “liberazione casuale”’, ha concluso il criminologo. 

Fonte: Darksideitalia.it 

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