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In ulteriore aggravamento di un sistema già segnato da un governo di chiaro stampo ‘iper-presidenziale’ appoggiato da una maggioranza fittizia, creata non dal voto, ma da un premio di maggioranza accentuato. 
In un contesto come quello del Trentino tutto ciò porta a non pochi problemi: forte concentrazione di potere nelle mani del Presidente provinciale, eccessiva subordinazione politica degli enti locali alla Provincia resa possibile dall’architettura del sistema territoriale di finanza integrata disciplinato dalle disposizioni statutarie, predominio dell’esecutivo sul Consiglio, opacità nei finanziamenti al volontariato e al terzo settore da parte del potere esecutivo, assenza di efficaci controlli anticorruzione, indebolimento del pluralismo informativo. Potrebbero essere questi gli effetti dell’introduzione del terzo mandato per la carica di Presidente Provinciale del Trentino. 
La Corte Costituzionale, prendendo atto di tutto questo, ha ammesso la memoria presentata dall’associazione ‘Più Democrazia in Trentino’ che ne evidenzia le criticità. Come segnalato nel testo, l’approvazione della legge sul terzo mandato è avvenuta con procedura d’urgenza non motivata, senza trasparenza né partecipazione democratica.
Nodo cruciale è la gestione del denaro pubblico: l’autonoma decisione dei comuni trentini è fortemente ridotta con il cosiddetto sistema di finanza integrata (art. 79 Statuto). Difatti le procedure di concertazione per il protocollo di finanza locale si svolgono senza un reale coinvolgimento del Consiglio provinciale, che si limita a ratificare le decisioni della Giunta, controllata a sua volta dal Presidente. 
Da ciò nasce un sistema di fidelizzazione del consenso attraverso un consolidamento di meccanismi opachi che relegano le iniziative consiliari, soprattutto di minoranza, a temi marginali. Su 23 testi legislativi trattati, 17 approvati vedono una netta prevalenza di proposte giuntali (11) rispetto a quelle di maggioranza (4) e minoranza (2), mentre 5 dei 6 testi respinti provenivano dall’opposizione. La partecipazione diretta è ostacolata da quorum elevati e mancanza di strumenti informativi, rendendo il referendum impraticabile.
Sul fronte della trasparenza non va certamente meglio, sempre secondo il testo: la mancata istituzione di una Commissione consiliare antimafia e l’inefficacia dei controlli sulle partecipate alimentano i rischi di infiltrazioni criminali, come evidenziato dalle inchieste Perfido3, Romeo4 e Sciabolata5. Le nomine nella Corte dei conti e nel TAR, avvenute senza concertazione con le minoranze, e l’inoperatività dell’Agenzia Regionale della Giustizia violano il principio di separazione dei poteri, consolidando un sistema opaco che favorisce rendite di potere e compromette la responsabilità politica.
La questione sarà discussa in udienza pubblica il prossimo 5 novembre 2025. L’associazione, guidata dal presidente Alex Marini e con il contributo dell’ex presidente Stefano Longano, ha inteso offrire un apporto significativo al dibattito, evidenziando gli aspetti politici, istituzionali e sociali del contesto trentino. Della regione autonoma del Trentino ne abbiamo già parlato in molti altri articoli. Una terra stupenda ma martoriata un sistema politico troppo “verticistico”, se così vogliamo intenderlo, e oppresso da 'Ndrangheta, gruppi di potere e lobby. Delle responsabilità penali se ne occupa la magistratura, questo è risaputo, ma di quelle morali e politiche se ne deve occupare l’opinione pubblica. 

Per leggere la memoria clicca qui! 

Foto © Imagoeconomica 

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