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L'intervento del procuratore capo di Napoli alla festa del Fatto Quotidiano

Sia che ci sarà la separazione delle carriere sia che non ci sarà, il nostro stipendio sarà uguale. Quindi se parliamo e quando parliamo non lo facciamo per nostro interesse, non c’è altro motivo se non quello di evitare il peggioramento del funzionamento della Giustizia”.  Così il Procuratore di Napoli Nicola Gratteri nell’intervento alla Festa del Fatto Quotidiano del 13 settembre a Roma ha infiammato il pubblico. Rispondendo alle domande rivolte dai giornalisti Valeria Pacelli e Marco Lillo, Gratteri ha sottolineato che l’intero funzionamento della Giustizia viene danneggiato, sia perché sotto mano all'esecutivo, sia perché si rischia un'ulteriore difficoltà ad avere un processo giusto, celere e soprattutto una tutela delle parti offese.
Con il suo consueto stile diretto e senza sconti, il procuratore ha acceso il dibattito sulle riforme e lotta alla corruzione, offrendo un punto di vista critico e autorevole sull’attuale situazione del Paese.
Infatti la sua posizione è stata netta e contraria alla separazione delle carriere: “Oggi chi fa il Pubblico Ministero a Roma, se vuole fare il giudice deve cambiare regione, pensate che ogni anno solo lo 0,2%, chiede un cambio di carriera da giudice a PM e viceversa. Quindi solo per questa percentuale noi andiamo a mettere mano alla nostra costituzione. Ma non c’è bisogno di essere esperti o conoscitori o frequentatori di palazzi di giustizia per capire che c’è qualcosa che non quadra.
Cosa accade intanto nei Paesi dove c’è la separazione delle carriere? "Accade che ogni anno il Ministro della Giustizia dà l'indirizzo di quali sono le priorità. Quindi noi nel 2028 potremmo avere l’obiettivo di perseguire le truffe online. Noi pensiamo che siano importanti, ma bisogna perseguire corruzione, concussione, reati di mafia, riciclaggio, reati finanziari, perché sono la punta avanzata delle mafie, quello che poi cominciamo a vedere nel dark web”. 
Perché fa così paura la presenza di un magistrato in televisione ed è vista come negativa a prescindere?
"Intanto voglio tranquillizzare tutti che io è dal 1989 che vado a parlare nelle scuole, lo faccio sempre gratuitamente e poi ci vado sempre quando sono in ferie, d’altronde ognuno con le sue ferie fa quello che gli pare. Negli anni sono sempre più conosciuto e sempre più invitato in televisione e gli spettatori sono sempre un milione o due milioni e forse è questo che preoccupa. Io quello che faccio da trent’anni ora lo sto portando in televisione, lo facciamo con le telecamere questo è l'obiettivo, questo è il grande scandalo". 

Gratteri contro le riforme della giustizia: “Meno trasparenza, meno libertà, meno democrazia”

Nel mirino del magistrato anche le riforme della giustizia degli ultimi anni. “Solitamente quando parlo di giustizia incomincio dalla riforma Cartabia, cioè dal governo dei migliori”, ha esordito con sarcasmo, denunciando come quasi tutti i partiti, da destra a sinistra, abbiano “messo mano alla giustizia con risultati disastrosi”, fatta eccezione per la riforma sulla cybersicurezza del 2024. Un colpo durissimo lo ha riservato alla cosiddetta “legge bavaglio”, contestando duramente la limitazione dell’accesso alle fonti giudiziarie per i giornalisti. “Tra la riforma Cartabia e quella Nordio siamo scesi di 12 posti nella classifica sulla libertà di stampa. Ci sono Paesi del Centro Africa che stanno sopra di noi”, ha dichiarato. “Vediamo sempre più un confine sottile tra i reati mafiosi e il mondo delle professioni e il mondo delle istituzioni. Vediamo sempre più un abbraccio tra i professionisti, i colletti bianchi e le mafie", ha aggiunto. In particolare, Gratteri ha contestato la scelta di vietare la pubblicazione integrale delle ordinanze cautelari, a vantaggio di “sintesi”: “Era molto più utile che un giornalista potesse riportare un passaggio virgolettato e poi commentarlo”, ha concluso. 


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Valeria Pacelli, Nicola Gratteri e Marco Lillo

Le intercettazioni e il bavaglio all'informazione

Nordio ha da sempre sostenuto che le intercettazioni costassero troppo, cosa non vera dal momento che in Italia "costano 170milioni di euro che non sono nulla in un bilancio. Lo Stato invece ci guadagna con le intercettazioni perché ad esempio in un sequestro in una casa noi abbiamo recuperato 6milioni di euro in contanti". Ma Gratteri non ha risparmiato critiche neppure all’inerzia dell’informazione. “Quando fu varata la riforma Cartabia, il presidente dell’Ordine dei giornalisti non si presentò in Commissione. Sarebbe stato importante, almeno come gesto. Se i giornalisti non tengono il punto, se non protestano, è chiaro che chi ha potere si sente autorizzato ad andare avanti”. Secondo lui, il risultato è sotto gli occhi di tutti: “Oggi i cittadini non ricevono un’informazione compiuta e completa”. La sua posizione è ferma: “Io penso che la non informazione sia una involuzione democratica”. 

Disinformazione e ignoranza: “Il 50% di quello che leggete su internet è falso”

Sollecitato da Lillo sul rischio di una polarizzazione violenta anche in Europa dopo il caso Kirk negli Stati Uniti, Gratteri ha individuato nella disinformazione il vero terreno fertile per ogni deriva. “Grandi fette della collettività, dei cittadini, sono mediamente ignoranti – ha detto – quindi facilmente influenzabili e vulnerabili. Credono molto a ciò che leggono su internet. Io vi posso dire che mediamente il 50% di quello che leggete su internet è falso”. Un’affermazione netta che richiama la necessità di alfabetizzazione digitale e responsabilità nell’informazione. Secondo Gratteri, chi comunica e soprattutto chi fa politica deve misurare le parole e non contribuire all’imbarbarimento del dibattito pubblico. “Bisogna stare attenti all’uso di aggettivi e sostantivi. È inutile alzare il tiro a chi offende di più ogni giorno. È veramente avvilente”.
Alla violenza verbale, Gratteri ha contrapposto la necessità di contenuti, proposte, visioni. “Noi tutti avremmo bisogno di sentire programmi, idee, progetti per il futuro”, ha detto, sottolineando come il meccanismo mediatico contemporaneo privilegi la battuta, la provocazione, l’incidente quotidiano, dimenticando i problemi strutturali. Un contesto che alimenta l’astensionismo e la sfiducia nelle istituzioni. “La gente non va a votare perché non sente proposte, né progetti, né idee. Non vede il futuro”. In un contesto sempre più complesso il procuratore di Napoli ha voluto lanciare un appello trasversale: alla politica, affinché torni a proporre visioni, trasparenza e coerenza; al giornalismo, perché torni a vigilare sul potere; e ai cittadini, perché recuperino spirito critico e capacità di scegliere. In un’epoca dominata dall’urlo e dalla confusione, il suo è un invito a ricominciare dalla verità, dalla conoscenza e dalla democrazia.

Foto © Imagoeconomica 

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