Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

Mancano monitoraggio e banca dati: Salvo Palazzolo propone un’app per geolocalizzare i boss scarcerati

Il tema non è nuovo, tantomeno delicato: la gestione dei permessi premio concessi ai boss mafiosi condannati all’ergastolo. Da mesi la Commissione parlamentare antimafia e la Direzione nazionale antimafia chiedono al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) un elenco completo di chi ha beneficiato di questi provvedimenti. Peccato che, in realtà, un elenco del genere non sembri nemmeno esistere.

Si tratta di un vuoto che genera caos e che potrebbe avere conseguenze gravi. Della vicenda si era già occupato in passato il giornalista di Repubblica Salvo Palazzolo, che oggi torna a lanciare l’allarme: alcuni mafiosi di spicco, come Raffaele Galatolo e Ignazio Pullarà, sono rientrati a Palermo senza che la Direzione distrettuale antimafia fosse stata avvertita. Questo - ha spiegato Palazzolo - significa che per giorni non sono stati sorvegliati, lasciando spazio al rischio di incontri e contatti con vecchi complici nei quartieri storicamente dominati dalle loro famiglie. Il paradosso, certamente non l’unico, sta nel fatto che, dopo molte pressioni, il Dap ha inviato un elenco lunghissimo di scarcerazioni. Vi compaiono detenuti usciti per fine pena, motivi di salute o permessi di vario genere, senza che sia specificata la ragione per ciascun caso. Insomma, un documento poco utile che porta perfino il sigillo di segretezza, come se i provvedimenti giudiziari dovessero restare riservati.

A questo si aggiunge che, dal 2019, una sentenza della Corte costituzionale ha stabilito che anche i boss possono accedere ai benefici penitenziari, purché non ci sia la prova di una partecipazione ancora attiva all’associazione mafiosa né il rischio di ricontatti con i clan. La Cassazione ha poi aggiunto un criterio in teoria vincolante: che i boss risarciscano le vittime. Una circostanza che sembra essere rispettata molto raramente, perché quasi tutti dichiarano di non possedere più nulla a causa dei sequestri subiti.

Ad ogni modo - ha sottolineato Palazzolo - il vero problema continua a essere la mancanza di un sistema di monitoraggio centralizzato e adeguato. Fino a oggi, gli uffici matricola delle carceri hanno gestito le comunicazioni in maniera frammentaria, inviando fax o email alle questure e alle caserme dei carabinieri competenti per territorio. Questo ha impedito la costruzione di una banca dati nazionale che raccolga in tempo reale le uscite temporanee dei boss mafiosi. Ecco perché, tra le soluzioni che potrebbero essere applicate, il noto giornalista di Repubblica ne ha suggerita una semplice ma efficace: un’applicazione gestita dal Dap che consenta di geolocalizzare chi ottiene i permessi e incrociare questi dati con quelli di chi è stato scarcerato definitivamente.

Foto © Imagoeconomica

ARTICOLI CORRELATI

Permessi premio ai boss di Cosa Nostra: Benigno ne colleziona oltre duecento

Boss scarcerati, Ardita: ''Cosa accadrà quando torneranno al comando?''

Permessi premio ai boss ergastolani. Tra i collaboratori di giustizia è allarme

Vincenzo Musacchio: ''No ai permessi premio ai boss stragisti che non collaborano''
  

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy

Stock Photos provided by our partner Depositphotos