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Il Guardasigilli contro il magistrato: “Convinti di poter dire ciò che vogliono. Potrebbe essere oggetto di valutazione” 

Già nella giornata di ieri era tornata alla ribalta dell’opinione pubblica la questione, senz’altro imbarazzante per il governo Meloni, del generale libico Almasri, accusato dalla Corte Penale Internazionale di crimini contro l’umanità, ma rimpatriato in Libia dopo il suo arresto a Torino e con un volo di Stato. Motivo del ritrovato imbarazzo è la cattura in Germania di Khaled al Hisri, anche noto come al Buti, ex ufficiale libico accusato di crimini contro i prigionieri e considerato stretto collaboratore del generale libico. L’uomo, fermato all’aeroporto di Berlino mentre tentava di volare a Tunisi, a differenza di quanto accaduto in Italia, non è stato rimandato in patria da uomo libero dopo l’arresto. Anche per lui, come per il suo generale, la Corte Penale Internazionale ha emesso un mandato di arresto con accuse gravi: omicidi, torture e abusi (anche sessuali) avvenuti nella prigione di Mitiga. Ora si attende la sua consegna alla CPI, una circostanza che potrebbe aprire ulteriori scenari, forse delicati, per alcuni Paesi europei. C’è il sospetto che le testimonianze di al Buti potrebbero far emergere rapporti compromettenti tra autorità libiche e governi europei, inclusa l’Italia.

Il tempo ce lo dirà. Ad ogni modo, con l’arresto del sodale di Almasri in Germania, in Italia si è riaccesa subito la polemica: “Nordio prenda appunti”, sottolinea Riccardo Magi di +Europa. “Questa è la dimostrazione che si può”, ha invece commentato Luca Casarini della Ong Mediterranea.

Intanto, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, evidentemente infastidito, se la prende ancora una volta con i magistrati. Così, durante un evento pubblico organizzato da Fratelli d’Italia, dal titolo “Parlate di mafia”, il Guardasigilli ha attaccato duramente il magistrato Raffaele Piccirillo (in foto), colpevole - secondo il ministro - di averlo criticato in un’intervista rilasciata ai microfoni di Repubblica. “L’altro giorno un magistrato in servizio si è permesso di indicare su un giornale tutti gli errori fatti dal ministro nel caso Almasri. Che un magistrato si permetta di censurare su un giornale le cose che ho fatto, in qualsiasi Paese al mondo avrebbero chiamato gli infermieri. Potrebbe essere oggetto di valutazione”, ha chiosato il ministro.

Ma cosa ha detto Piccirillo per riuscire a provocare l’ira funesta del ministro?

Il magistrato Raffaele Piccirillo, che per diversi anni ha ricoperto ruoli di vertice al ministero della Giustizia - in sequenza: direttore generale della Giustizia penale, poi capo del Dipartimento degli Affari di giustizia, infine capo di gabinetto - fino all’arrivo del governo Meloni, durante l’intervista, parlando del caso Almasri, ha dichiarato: “Credo che non vi fossero valide ragioni giuridiche per non convalidare l’arresto e non consegnarlo alla Corte Penale Internazionale”. Insomma, a suo avviso, non c’erano ostacoli giuridici validi per impedire la consegna di Almasri alla CPI. Anzi, l’arresto del generale era stato disposto non solo tramite la classica red notice dell’Interpol, ma attraverso un vero e proprio mandato d’arresto, completo e comunicato correttamente sia tramite Interpol sia per via diplomatica. Oltretutto - ha proseguito il magistrato - Almasri non è stato nemmeno convocato affinché potesse difendersi dalle accuse a suo carico: un passaggio obbligatorio. “A quel punto, volendo applicare la norma prevista in materia di estradizione, il ministro avrebbe avuto dieci giorni per decidere se confermare o meno la misura, assumendosi la responsabilità di questa scelta”. Ma il magistrato ha voluto precisare anche un altro dettaglio, non di poco conto: nel caso della Corte Penale Internazionale si parla di cooperazione “verticale”, perché gli Stati che hanno aderito allo Statuto di Roma (cioè che hanno accettato di collaborare con la Corte) hanno ceduto parte della loro sovranità giurisdizionale. “Per questo, omettere la consegna significa bloccare il processo. In questo contesto - ha proseguito - gli obblighi di cooperazione sono più stringenti di quelli che valgono tra Paesi posti sullo stesso livello, perché la Corte, non disponendo di forze di polizia, ha bisogno delle autorità degli Stati come delle proprie braccia e gambe per operare”. Come se non bastasse, il mandato della CPI non può essere messo in discussione né dalle autorità giudiziarie italiane né, tantomeno, dal ministro; allo stesso modo, la giurisdizione della Corte può essere contestata solo al suo interno, non dagli Stati membri. Quindi, quando il ministro Nordio ha spiegato in Parlamento perché non si fosse proceduto con la consegna, secondo Piccirillo quelle giustificazioni erano infondate dal punto di vista giuridico. Insomma, se si considera anche il fatto che Almasri, non essendo né un capo di Stato né di governo, non gode nemmeno di immunità internazionale, l’Italia ha fallito su tutta la linea. Per giunta, “in un caso, tutto sommato, semplice”.

Tornando alla reazione di Nordio, le sue parole sono apparse fin da subito come un tentativo, nemmeno troppo celato, di mettere a tacere le voci indesiderate. “I magistrati - ha puntualizzato il ministro - sono convinti di godere di un’impunità tale da poter dire quello che vogliono. Questo rimane fino a che non faremo una riforma”. La posizione del Guardasigilli ha immediatamente suscitato la reazione del Csm, i cui consiglieri togati hanno depositato la richiesta per l’apertura urgente di una pratica a tutela di Piccirillo, il quale - vale la pena sottolinearlo - alla domanda del perché da parte del governo italiano sia stato mantenuto questo atteggiamento di “inerzia”, ha risposto precisando che non è suo compito stabilirlo. “Mi limito a rilevare - ha precisato Piccirillo - che una corretta impostazione della procedura da parte delle autorità giudiziarie avrebbe quanto meno imposto delle assunzioni di responsabilità”. 

Foto © Imagoeconomica

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