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Tescaroli: “Per un equilibrio tra diritti ed esigenze investigative, da noi sequestri e analisi sono curati dal pm”

Genova, Roma, Bari, Torino, Bergamo, Catania, Messina, Prato e Pescara. Le procure italiane, da Nord a Sud, sollevano criticità serie sul ddl del senatore Zanettin sul sequestro dei dati degli smartphone e di altri device.
“Il pm - dichiara il procuratore di Genova Nicola Piacente -, pur parte processuale, sia e rimanga un organo autonomo e indipendente tenuto a svolgere indagini anche a favore della persona indagata, a chiederne l’archiviazione o l’assoluzione. È scontato che, per il grado d’invasività nella sfera privata, ci debba essere proporzionalità con la gravità del reato e gli scopi dell’indagine”.
La procura capitolina allerta, in un documentato di sei pagine firmato dal procuratore Francesco Lo Voi e battezzate “Linee guida in materia di sequestri di telefoni e altri strumenti informatici, che “l’incertezza interpretativa porta la procura di Roma, in particolare, ad aderire a un orientamento che esclude la necessità di una preventiva autorizzazione del giudice per l’acquisizione del contenuto di telefoni e dispositivi informatici. La procura, così, si discosta da un diverso orientamento sostenuto dalla Sesta Sezione della Cassazione, richiamato nelle linee guida. Resta fermo un particolare onere di motivazione del provvedimento del pm, anche per giustificare la proporzione della misura adottata”. “Opportuna l’iniziativa di Roma - è l’opinione del procuratore di Bergamo Maurizio Romanelli -. Non c’è alcun bisogno di un’autorizzazione del gip. Bene fa Roma a ribadire l’esigenza della motivazione specifica per soddisfare il principio di proporzione. Giusta anche la maggiore attenzione per il terzo estraneo al reato, con maggiori vincoli nella selezione di cosa cercare e un adeguato apparato di motivazione”. Dubbi li sollevano anche i magistrati di Bari: “La rapida acquisizione del contenuto degli smartphone è essenziale”, sostiene l’aggiunto Roberto Rossi. “Se viene arrestato in flagranza uno spacciatore, leggere prima possibile le chat di Telegram è indispensabile”. Il ddl Zanettin invece “pone tanti ostacoli formali, mentre la Cassazione ha già indicato una serie di limiti all’attività del pm per la tutela effettiva dei cittadini. Mi chiedo a cosa e soprattutto a chi serva ostacolare l’accertamento dei reati”. Per il procuratore di Catania Francesco Curcio “la procura di Roma segue la legge in vigore che non prevede alcuna autorizzazione del gip e ha espresso il sentire comune di tutti i procuratori distrettuali sul ddl Zanettin evidenziando le conseguenze gravissime della sua eventuale approvazione, che rallenterebbero o paralizzerebbero le indagini”. Sulla stessa linea Luca Tescaroli, procuratore della Repubblica di Prato: “Per un equilibrio tra diritti ed esigenze investigative, da noi sequestri e analisi sono curati dal pm, previa copia forense e con un perimetro di ricerca selettiva in base alle imputazioni, con l’impiego di parole chiave e rigore crescente laddove si passi dall’indagato al terzo, tenendo conto del tipo di reato e della tipologia dei dati che si ricercano”. Per il procuratore di Pescara Giuseppe Bellelli è “pacifico” che l’estrazione della copia dei dati dello smartphone sia “di competenza del pm che dirige l’indagine, “indipendente come il giudice da ogni altro potere, il solo che può conoscere pienamente e valutare adeguatezza e proporzionalità tra l’oggetto dell’indagine e un mezzo fortemente invasivo come il sequestro”. Affidare tutto al gip, soggetto estraneo all’indagine, produrrebbe “il rallentamento nella ricerca della prova”. E da Messina il procuratore Antonio D’Amato riporta: “Da fine gennaio, Messina adotta procedure di garanzia per acquisire e-mail, messaggi, foto, file audio e video col sequestro probatorio senza l’intervento del gip, evitando l’estrazione indiscriminata dei dati per rispettare il principio di adeguatezza e proporzionalità”. “Ad aprile - dice il procuratore di Torino Giovanni Bombardieri - abbiamo dettato le linee guida in materia. Anche in ragione di pronunce diverse da parte della Cassazione e in attesa di una disciplina che definisca le competenze del giudice in questa materia, rimane il dovere del pubblico ministero di procedere con la massima attenzione e il massimo scrupolo nei provvedimenti di acquisizione digitali e copie forensi perché sono fondamentali per le nostre indagini”. 

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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