Accolto il ricorso della Dda di Milano dopo bocciature arresti
Negli ultimi anni, in Lombardia si è delineato un nuovo sistema mafioso, caratterizzato dalla cooperazione tra figure di vertice di Cosa nostra, ‘Ndrangheta e Camorra capitolina. Questo “consorzio mafioso” rappresenta un’autentica struttura criminale che opera con le modalità tipiche di un'associazione mafiosa, come sottolineato dal Tribunale del Riesame di Milano. La sua radicazione nel territorio lombardo era stata segnalata da diversi pentiti, evidenziando Milano come centro operativo e con influenze che si estendono in tutta Italia.
L'attività di questo consorzio mafioso non si limita alle classiche estorsioni o al traffico di droga e armi. La sua vera forza risiede nella capacità di infiltrarsi nel tessuto economico della Lombardia, coinvolgendo settori strategici come la sanità, l’edilizia, la logistica e la politica. Attraverso la forza intimidatoria e la manipolazione delle dinamiche economiche, il consorzio ha preso di mira diverse attività economiche, imponendo il proprio controllo e sfruttando le reti di corruzione.
Il Riesame ha riconosciuto l’esistenza di questa struttura, che non si configura come una “supermafia” o una semplice confederazione di mafie, ma come un’organizzazione orizzontale in cui confluiscono i tratti distintivi delle diverse mafie di appartenenza. Le accuse riguardano 13 soggetti di spicco, tra cui esponenti di Cosa nostra, ‘Ndrangheta e Camorra romana, come Giuseppe Fidanzati, Massimo Rosi e Gioacchino Amico, assieme ad altri collegati alla mafia trapanese e di Castelvetrano.
L'indagine, denominata "Hydra", è frutto di tre anni di lavoro da parte della Procura e dei carabinieri del Nucleo investigativo, che hanno raccolto prove schiaccianti sul modus operandi del consorzio mafioso. Le intercettazioni svelano non solo l'attività criminale, ma anche il legame con ambienti politici, imprenditoriali e bancari, attraverso i quali il consorzio riusciva a ottenere informazioni riservate e favori.
Intercettati, i partecipi al sistema spiegavano: “I soldi servono per i carcerati, quando viene Ale (…) i soldi li ho presi io, perché? Per i carcerati!”. Inoltre, secondo la Procura, il Consorzio “manteneva contatti con esponenti del mondo politico, istituzionale, imprenditoriale, bancario, in modo da ottenerne favori, notizie riservate, erogazione di finanziamenti, rete di relazioni, tutti in grado di fornire un contributo rilevante al mantenimento in vita, al rafforzamento dell’organizzazione e ad aumentarne il prestigio”. Dirà il boss Santo Crea: “Ci sono tutti i miei parenti, adesso maschi e femmine, abbiamo un bel pacchetto voti, perché posso portare o Senatori in Europa, miei parenti”. Risponderà il figlio Filippo: “Poi abbiamo preso un partito, una lista civica.. perché di solito partono le liste civiche”. Resterà nella storia della mafia non solo lombarda questa intercettazione: “Asse non asse (…) costruiremo tutto (…) sempre dove con i proventi di Milano, Milano (…) con i proventi di Roma, Roma (…) con i proventi di Calabria, Calabria (…) con i proventi di Sicilia, Sicilia (…) certo così noi sul territorio non abbiamo discordanze (…) tu prendi i soldi da Milano da investire a Roma (…) abbiamo costruito un impero e ci siamo fatti autorizzare tutto da Milano (…)passando dalla Calabria da Napoli ovunque”.
Ora dopo tre anni di lavoro da parte dei carabinieri e della Procura una nuova prospettiva avanza, una nuova lettura di come oggi cambia ed è cambiata la mafia. A partire da Milano, come centro nevralgico di molteplici interessi.
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