L’idea del ministro riguarderebbe 8000 detenuti. Ma lo Stato riesce a garantire i domiciliai solo a 200 di loro. Lega e Fi insorgono: “Il tana libera tutti non rieduca e non garantisce sicurezza”
Non finiscono le gatte da pelare per Carlo Nordio. A impensierire il ministro della Giustizia è nuovamente il rebus del sovraffollamento delle carceri. Nelle patrie galere sono reclusi circa 10mila detenuti in più rispetto ai posti disponibili. Buona parte vivono stipati, in condizioni inaccettabili, in celle fatiscenti, senza l’adeguata assistenza e senza servizi basilari. Per far fronte a questa emergenza Nordio ha realizzato un decreto legge “svuota carceri” (approvato in Parlamento) che di fatto, già per come era stato pensato, non ha portato e non porterà a nessuna rivoluzione. Proprio come avevano previsto alcuni addetti ai lavori e magistrati di rilievo. L’ennesimo provvedimento di facciata di questo governo. E ora sul groppone del Guardasigilli pesa il 66esimo drammatico suicidio in cella di un detenuto in questo 2024. Quindi l’ennesima pensata, concordata con Forza Italia: domiciliari per chi ha un residuo pena di un anno. Una legge, sul punto, la 199, a dire la verità esiste già dal 2010, ed è stata sfruttata ampiamente durante la pandemia. Ma agli altri partiti della maggioranza non piace affatto, tantomeno la sua eventuale rivisitazione di cui Nordio, al momento, nega la paternità. Il tema rischia di creare fratture nette tra Forza Italia che vorrebbe aprire le celle a questa categoria di detenuti, e Lega e Fratelli d’Italia. Il forzista Pietro Pittalis, vicepresidente della commissione Giustizia a Montecitorio riconosce che “il problema delle carceri sia drammatico ed è la ragione per la quale abbiamo lanciato in queste settimane l’iniziativa ‘Estate in carcere’”. L’obiettivo è proporre le soluzioni migliori per alleviare il problema del sovraffollamento e dei suicidi”.
Il pacchetto di proposte pensato da Forza Italia riguarderebbe 8 mila detenuti che potrebbero lasciare il carcere per scontare l’anno di pena residuo ai domiciliari. Ma l’idea non è comunque risolutiva dell’emergenza. Secondo gli esperti il Governo, attualmente, sarebbe in grado di garantire non più di 200 domicili. Un numero irrisorio rispetto alla necessità urgente di misure deflattive. E oltre all’oggettivo problema logistico si aggiunge anche il netto “no” di Fi e Lega. “Non è nelle corde del governo una misura perché è un colpo di spugna, il sovraffollamento si combatte con l’edilizia carceraria”, denuncia il sottosegretario Andrea Delmastro. E poco dopo arrivano quelli della Lega con la responsabile Giustizia Giulia Bongiorno. “Non ho visto alcun testo scritto”. Lo scontro è dietro l’angolo con Forza Italia e in via Arenula c’è chi comincia a prendere le distanze dall’idea di aprire le celle. Il ministro non avrebbe “mai detto nulla del genere”, mentre avrebbe parlato solo di un’esecuzione differenziata per i tossicodipendenti e i detenuti con problemi psichiatrici, nonché ha proposto più volte di rispedire i detenuti stranieri nei loro paesi d’origine.
Eppure di una riforma di questo tipo si era discusso dieci giorni fa in un incontro tra esponenti del governo e il portavoce dei Garanti dei detenuti Samuele Ciambriello. Nordio in quell’occasione aveva anticipato di essere al lavoro su “un nuovo piano” che riguarda chi deve scontare un anno di pena. Tra i temi toccati c’era l’ostacolo della mancanza di una dimora fissa, che di fatto blocca l’applicazione della legge. Affrontava l’ostacolo dei magistrati di sorveglianza che devono istruire i singoli casi e sono sempre in ritardo, al punto che vorrebbe parlarne con il capo dello Stato, presidente del Csm, e chiedergli l’impiego di più magistrati che facciano questo lavoro.
“Il tana libera tutti non rieduca, non riabilita, non garantisce sicurezza, è il già tristemente visto e stancamente vissuto del passato e che ci ha regalato l’attuale situazione”, rincara oggi la dose Delmastro. Lo attacca la responsabile Giustizia del Pd Debora Serracchiani, che definisce le sue parole “vergognose”, chiedendogli di nuovo di fare “un passo indietro”. La dem chiede la liberazione anticipata speciale proposta da Roberto Giachetti, “le pene sostitutive e le misure alternative”.
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