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L’assurda proposta di legge del deputato di Azione Enrico Costa

Un fatto talmente drammatico che sfocia nel comico: gli ‘onorevoli’ di Forza Italia o di Fratelli d’Italia potrebbero indagare sugli stessi magistrati impegnati in processi o indagini per fatti di mafia o terrorismo nero.
I primi appartengo ad un partito il cui cofondatore, Marcello Dell’Utri, è stato condannato con sentenza definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa (pena scontata) mentre il fondatore stesso, Silvio Berlusconi, pagava Cosa nostra, come dicono le sentenze.
I secondi invece sono gli eredi spirituali di Pino Rauti, uno degli ideatori della strategia della tensione la cui esecuzione ha condotto alle stragi di Piazza Fontana, Questura di Milano, Brescia, Italicus, Bologna, Rapido 904 e via elencando.
È possibile immaginare certi soggetti appartenenti a questi schieramenti politici indagare pm o giudici che sono impegnati in indagini o processi per mafia o terrorismo fascista?
Il quadro è tragicomico e merita di essere raccontato fino in fondo.


L’ultima trovata di Enrico Costa: una commissione anti-magistrati e anti-giustizia

L’idea è del deputato Enrico Costa, il falco anti-pm di Azione, come lo hanno ribattezzato alcuni giornali.
Quest’ultimo ha presentato nei giorni scorsi una proposta di legge per istituire una commissione parlamentare “sull’applicazione delle norme in materia di ordinamento giudiziario e organizzazione della magistratura, di tutela della presunzione di non colpevolezza e di riparazione per l’ingiusta detenzione”.
Presentata in tal modo sembra qualcosa di ragionevole ma leggendo il documento la sostanza assume tutt’altro aspetto, soprattutto per un punto, il 3 dell’Articolo 3: “la Commissione, per le finalità dell’inchiesta di cui all’articolo 1, ha facoltà di acquisire copie di atti e documenti relativi a procedimenti e inchieste in corso presso l’autorità giudiziaria o altri organismi inquirenti nonché copie di atti e documenti relativi a indagini e inchieste parlamentari, anche se coperti da segreto”.
Cioè, in termini molto chiari: un deputato di Forza Italia, o di qualsiasi altro partito, potrà visionare gli atti di inchiesta che riguardano un suo collega, anche se quest’ultimi sono coperti da segreto.
Le conseguenze? Data la situazione in cui versa la politica nostrana pensare al peggio è più che lecito.


Un magistrato buono è quello che getta la spugna

Un altro punto particolarmente critico è il ‘d’ dell’Articolo 1: la commissione dovrà “verificare la corretta applicazione della normativa in materia di valutazioni di professionalità dei magistrati ai fini della progressione di carriera, con particolare riferimento alle verifiche circa l’esito dell’attività svolta nei successivi gradi o fasi del procedimento e all’introduzione della prognosi di ‘ragionevole previsione di condanna’ quale presupposto per la richiesta di rinvio a giudizio e nei casi di citazione diretta a giudizio. Di fatto si sta chiedendo di indagare se il Csm - quando si ritrova a far avanzare un magistrato - ha verificato se il pm ha ottenuto più condanne che assoluzionie se ha applicato la prognosi della ‘ragionevole previsione di condanna’, un modo gentile per dire se il magistrato davanti ad un processo complesso si è premurato di gettare la spugna.
Il processo è complesso e dagli esiti incerti? Meglio non chiedere il rinvio a giudizio. Questa è la sostanza.
Di fatto si tratta dell’ennesima trovata per salvare dai processi i colletti bianchi e usare il pungo duro con la delinquenza da strada. Meglio chiedere il processo per uno spacciatore preso con la droga in tasca o per un pubblico amministratore sospettato di corruzione?


Controllo sull’uso delle intercettazioni

Nel documento si legge che la commissione potrà “verificare la corretta applicazione
della normativa sull’utilizzo dei mezzi per la ricerca delle prove, con particolare riferimento all’intercettazione di conversazioni o comunicazioni, determinandone a fini conoscitivi i costi, la rilevanza nelle indagini e l’omogeneità del loro impiego in rapporto alle diverse sedi giudiziarie e ai singoli magistrati che le hanno richieste e disposte”.
In altre parole la politica potrà chiedere conto dell’uso delle intercettazioni usate dalla magistratura che sta indagando sui colleghi di partito e il dubbio che questa prerogativa possa essere usata come deterrente da parte della politica è molto forte. E quali sono i processi per i quali il ruolo delle intercettazioni è fondamentale? Mafia e reati contro la pubblica amministrazione.
Ci auguriamo che questo disegno di legge venga rispedito al mittente e che l’indipendenza e l’autonomia della magistratura continuino ad essere protette e garantite.

Foto © Imagoeconomica

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