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Il magistrato a Fasano con Massimo Giletti: “Per combattere la criminalità organizzata servono ingegneri informatici”

“Noi abbiamo sdoganato la ‘Ndrangheta sul piano della conoscenza. Nel mio piccolo, insieme al professore Antonio Nicaso, vado in giro utilizzando le mie ferie per dare una narrazione, anche alternativa se vogliamo, attraverso quello che penso”. Sono state queste le parole che Nicola Gratteri, procuratore capo di Napoli, ha pronunciato pochi giorni fa dal palco di Fasano, in Puglia, durante l’evento culturale “LibriAmo… tra gli ulivi”: la quarta edizione della rassegna del Mondadori Point. Durante l’evento, intervistato dal giornalista Massimo Giletti, Gratteri ha presentato il suo ultimo libro, anche questo scritto insieme al professore Antonio Nicaso, “Il Grifone. Come la tecnologia sta cambiando il volto della 'Ndrangheta”. Gratteri è un magistrato che la ‘Ndrangheta la conosce benissimo. Da anni vive sotto scorta per il suo lavoro di contrasto alla criminalità organizzata calabrese. Durante i suoi anni alla procura di Catanzaro, Gratteri ha portato a termine numerose operazioni che hanno indebolito la mafia calabrese, arrestando numerosi 'ndranghetisti e narcotrafficanti. Per questo motivo, com’è noto, la sua vita, come quella di altri magistrati impegnati in prima linea nella lotta contro la criminalità organizzata, è fatta di impegni, sacrifici e rinunce, anche banali, come andare semplicemente al mare per un bagno d’estate insieme alla propria famiglia. “Andare al mare significa mettere in pericolo tutte le persone che in quel momento sono vicine; per questo motivo non ci vado, non ne vale la pena - ha sottolineato Gratteri -, non è importante”. Per il noto magistrato, infatti, andare al mare, come al cinema, per quanto usuali, restano delle attività che non sono fondamentali per chi, come lui, ha la convinzione che “quello che stai facendo serve, altrimenti, non resisti nemmeno una settimana”.


Dove la politica non arriva

“Io sono in giro per il mondo dal 1989 e fino a qualche anno fa potevo affermare con tranquillità che noi avevamo la migliore polizia giudiziaria del mondo. Oggi - ha spiegato Gratteri - questo non posso più affermarlo”. D’altronde, “non si è investito nelle forze dell’ordine e nei concorsi. Oppure, non si è pensato di investire per assumere ingegneri informatici”, utili per colpire le attività della criminalità organizzata sul dark web, luogo dove è sempre più attiva e performante. In particolare, le critiche sollevate dal magistrato riguardano anche le decisioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio, soprattutto in merito alle intercettazioni. “Nordio, prima di essere nominato ministro - ha ricordato Gratteri - ha detto che le intercettazioni costano troppo: 180 milioni di euro.” - prosegue - “Noi, a Napoli, con una sola indagine abbiamo sequestrato 280 milioni di bitcoin, che sono stati trasformati in euro, poi immessi nel Fondo Unico Giustizia (Fug). Stiamo parlando di una sola operazione. Ora - ha proseguito il magistrato - immaginate ogni giorno polizia, carabinieri e guardia di finanza quante banconote, orologi da collezione, quanto oro e quante pietre preziose riescono a sequestrare”. E ancora: “Due settimane fa abbiamo sequestrato 5 milioni di euro in banconote, oltre al valore di altri 6 milioni di euro in orologi da collezione e diamanti”. Tutti beni di valore “che possono essere venduti”. Beni di valore di cui lo Stato è entrato in possesso grazie a indagini che hanno fatto uso anche di intercettazioni. Pertanto, “se facciamo un ragionamento solo di tipo economico - ha concluso - attraverso le indagini fatte con le intercettazioni lo Stato ci guadagna”.

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