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Il caso è stato fatto emergere in aula dall’avvocato Fabio Repici al quale ha dato ragione il gup. Il 20 Novembre a Messina il processo su 13 omicidi di mafia

Dovrà scegliersi un altro legale il boss Salvatore Di Salvo, reggente di Barcellona Pozzo di Gotto (dissociatosi da Cosa nostra), per difendersi nel processo, che si tiene con rito abbreviato, sull’inchiesta “Inganno”, condotta dalla Dda di Messina ed eseguita dai carabinieri del Ros a gennaio di quest’anno. Il gup di Messina Arianna Raffa ha dichiarato l'incompatibilità difensiva ("nell'interesse di Di Salvo e degli altri imputati") del difensore incaricato da Di Salvo. Si tratta dell’"abogado" Maurizio Sebastiano Marchetta (appellativo che gli va attribuito per tre anni, stando all'ordinamento, in quanto non ha acquisito il titolo di avvocato in Italia), già architetto e imprenditore. L’incompatibilità processuale è stata sollevata dall’avvocato Fabio Repici, difensore di fiducia di Salvatore Micale, che durante l’udienza preliminare ha osservato come, clamorosamente, Di Salvo non possa essere difeso da Marchetta per un ricorso in Cassazione, a firma dell'avvocato Ugo Colonna, nell'interesse di Marchetta, nel quale Colonna sostiene che Marchetta è stato sottoposto a estorsione, tra gli altri, anche dal suo attuale assistito, il capomafia Di Salvo.

Marchetta si è difeso descrivendo la richiesta di Repici del tutto strumentale.


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L'avvocato Fabio Repici © Paolo Bassani


Intanto, però, l’osservazione di Fabio Repici è passata al vaglio del giudice Raffa che ha accolto l'eccezione e dichiarato l'incompatibilità difensiva ("nell'interesse di Di Salvo e degli altri imputati"), invitando l'imputato Di Salvo a rimuovere la nomina del suo difensore Marchetta entro 30 giorni, stabilendo, inoltre, che il boss dissociato, nel frattempo, sarà difeso da un secondo difensore già precedentemente nominato.

Il processo inizierà il prossimo 20 novembre e insieme a Di Salvo, hanno scelto la formula del rito abbreviato i collaboratori Salvatore Micale e Carmelo D'Amico, poi il boss di Cosa nostra Giuseppe Gullotti, condannato quale mandante dell'omicidio del giornalista Beppe Alfano, il braccio destro di Di Salvo, Stefano Genovese, Giuseppe Isgrò, ritenuto l'uomo di fiducia del boss Giovanni RaoCarmelo Mastroeni, anche lui accusato dell'omicidio di Giuseppe Italiano, e Vincenzo Miano a cui viene contestato l'uccisione del meccanico Aurelio Anastasi assassinato il 4 gennaio ’93 nella sua officina di Barcellona perché ritenuto confidente delle forze dell'ordine.

L’unico che verrà giudicato con processo ordinario sarà Nicola Cannone (accusato dell'omicidio di Giuseppe Abbate, assassinato all'interno della sua macelleria di Barcellona Pozzo di Gotto la sera del 16 febbraio 1988). L’indagine ricostruisce i retroscena di ben tredici delitti avvenuti tra il 1992, l’anno delle stragi, e il 1998 grazie alle dichiarazioni di vecchi e nuovi collaboratori di giustizia. Tra questi spicca il contributo dell’ultimo collaboratore di giustizia che ha giurato di aver lasciato Cosa Nostra di Barcellona, Salvatore Micale. Agli atti anche le dichiarazioni di D’Amico appunto, di Carmelo Bisognano e di altri pentiti.

Fonte: stampalibera.it
      

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