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di AMDuemila
Insieme a lei altri 12 finiranno davanti ai giudici il prossimo 13 novembre

Dopo numerosissime amnesie adornate da vari “non ricordo” e “non so”, 39 ad essere precisi, il gup Costantino De Robbio ha rinviato a giudizio tredici persone, tra queste Micaela Campana, deputata del Partito Democratico, Antonio Lucarelli, ex braccio destro del sindaco Gianni Alemanno, e l’ex direttore del Dipartimento promozione dei servizi sociali del Comune di Roma, Angelo Scozzafava. Tutti finiti sul banco degli imputati nel filone sulle false testimonianze rese nel processo di primo grado sul "Mondo di Mezzo" davanti ai giudici della X sezione penale del Tribunale di Roma. Alla Campana in particolare i pm di piazzale Clodio, le contestano di aver negato “reiteratamente di ricordare alcune circostanze della sua vita politica e privata” oltre ad aver “affermato il falso, ovvero taceva, in tutto o in parte, ciò che sapeva intorno ai fatti sui quali era interrogata”. Come la richiesta rivolta a Buzzi di “curare il trasloco per il cognato Nicolò Corrado, le ragioni dell’incontro del 4 aprile 2014 con Buzzi presso la sua abitazione, i collegamenti diretti di Buzzi con l’ex viceministro Bubbico e l’interessamento di quest’ultimo alle vicende inerenti alla gara per la gestione del Cara di Castelnuovo di Porto”. Ed è proprio in riferimento all’incontro tra il Ras delle cooperative Salvatore Buzzi (condannato a 18 anni e 4 mesi di carcere) e Filippo Bubbico che sono arrivate le prime amnesie della Campana negando, per di più, circostanze nitide e ben definite contenute nelle intercettazioni telefoniche. “Non ricordo se Buzzi mi indicò le motivazioni per cui mi chiese quell’incontro”, affermava la deputata, sentita durante il processo, motivando la propria dimenticanza per i diversi mesi trascorsi da quell’episodio. All’ennesima dichiarazione approssimativa, la presidente della Corte Rossana Ianniello, spazientita, l'aveva anche ammonita, ricordandole la gravità di riferire una falsa testimonianza in un processo. “Non può rispondere dicendo ‘Probabilmente sì’. Lei è una componente della Commissione Giustizia e dovrebbe sapere che il testimone risponde sui fatti di cui è a conoscenza. E qui non facciamo giudizi sulla base di probabilità”. “Lei è anche una persona giovane, quindi questo 'non ricordo' continuo come ce lo spiega?". “Faccio anche altre cose", era stata la risposta lapidaria della parlamentare Pd. Il giudice aveva anche chiesto spiegazioni sul famoso messaggio in cui la Campana chiamava Buzzi “grande capo”. “Per rispetto nei confronti di una persona più anziana di me e capo di una cooperativa”, aveva risposto la deputata considerata da Buzzi come una “referente” nel Pd. “Una volta il rispetto si esprimeva dando del ‘lei’ alle persone più anziane”, aveva allora replicato la presidente del Collegio giudicante. Così i pm per alcuni hanno chiesto l’archiviazione (come per il segretario Pd Nicola Zingaretti, inizialmente indagato per falsa testimonianza), per altri hanno chiesto il processo. “Ancora una volta, come in passato, sono a disposizione dei giudici per fare chiarezza e le prove che potrò fornire in sede dibattimentale sono certa saranno utili a chiarire la mia posizione”, dice ora la deputata Pd.
In conclusione nei confronti di un altro personaggio di rilievo del potere di Roma, Antonio Lucarelli, sentito come teste dal tribunale il 20 marzo 2017, i pm scrivono: “Ha affermato, contrariamente al vero, di non conoscere Massimo Carminati, di non essere mai stato contattato dallo stesso nel periodo in cui ha svolto le mansioni di capo segreteria di Alemanno, di non aver subito da Carminati alcuna intimidazione e di aver avuto rapporti conflittuali con Salvatore Buzzi che, poi, ridimensionava nella rilevanza”. Buzzi invece, intercettato dal Ros nel 2013, aveva affermato che Lucarelli fosse sceso dal Campidoglio su richiesta di Carminati: “Chiamo Massimo (Carminati ndr) e gli dico: ‘Guarda che c’ho difficoltà’. Mi richiama e dice: ‘Vai in Campidoglio alle tre che scende Lucarelli’”. Mentre per Angelo Scozzafava è stata attribuita l’accusa di falso documentale, perché avrebbe attestato in maniera non veritiera, tra le altre cose, l’avvenuto avvio dei lavori di ampliamento “del villaggio Castel Romano-Monte Melara, al fine di consentire l’allestimento e l’attrezzaggio con 46 moduli abitativi”. Le porte del processo verranno aperte il prossimo 13 novembre.

Foto © Imagoeconomica

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