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zingaretti e alemannodi AMDuemila
Il gip di Roma Flavia Costantini ha archiviato 113 posizioni di indagati a vario titoli e in vari filoni nell'inchiesta su Mafia Capitale. Tra loro l'ex sindaco Gianni Alemanno, l'attuale presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, l'ex capo di gabinetto Maurizio Venafro. Archiviate anche alcune fattispecie di reato contestate a soggetti sotto processo, come Massimo Carminati, Salvatore Buzzi e Mirko Coratti. Cadute le accuse per Ernesto Diotallevi, Luca Parnasi, Gennaro Mokbel, Eugenio Patané, Alessandro Cochi. Il gip non ha archiviato per tre indagati: l'imprenditore Salvatore Forlenza, l'ex presidente della commissione bilancio del Comune, Alfredo Ferrari e l'ex consigliere comunale (lista civica Marino Sindaco) Luca Giansanti per cui il giudice ha fissato la camera di consiglio e disposto la restituzione degli atti al pubblico ministero.
   
Le accuse archiviate
L'ex sindaco Gianni Alemanno - che resta a giudizio per corruzione e finanziamento illecito - è stato scagionato dall'accusa di associazione di stampo mafioso insieme all'ex amministratore delegato di Eur S.p.A, Riccardo Mancini, e agli avvocati Michelangelo Curti, Domenico Leto e Pierpaolo Dell'Anno. Archiviata anche la posizione riguardante del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, che era indagato per corruzione e turbativa d'asta, e del suo ex braccio destro Maurizio Venafro.
Il presunto boss della cupola mafiosa, Massimo Carminati, già sotto processo nell'aula bunker di Rebibbia, è stato scagionato dalla contestazione di associazione per delinquere finalizzata a rapine e riciclaggio. La stessa cosa vale per Ernesto Diotallevi e Giovanni De Carlo, che erano sospettati di essere a Roma i referenti di 'Cosa Nostra'.
Il gip ha archiviato anche la posizione l’ex capo di gabinetto Maurizio Venafro, indagato per corruzione e già assolto a luglio da un’accusa di turbativa d’asta in uno dei filoni dell’inchiesta. Archiviate anche alcune fattispecie di reato contestate a soggetti sotto processo, come Massimo Carminati, Salvatore Buzzi e Mirko Coratti. Cadute le accuse per Ernesto Diotallevi (in passato coinvolto in indagini sulla Banda della Magliana), Luca Parnasi, Gennaro Mokbel, Eugenio Patané, Alessandro Cochi.
Ottiene l’archiviazione anche  la ex presidente del primo municipio della capitale, Sabrina Alfonsi (indagata per concorso in corruzione), l’ex consigliere comunale della lista Marchini, Alessandro Onorato (concorso in corruzione), Vincenzo Piso, ex Popolo della Libertà ed attualmente iscritto al gruppo Misto, indagato per finanziamento illecito; Daniele Leodori, presidente del Consiglio Regionale (turbativa d’asta); e Riccardo Mancini e Antonio Lucarelli stretti collaboratori dell’ex sindaco di Roma, entrambi indagati per associazione mafiosa. Nell’elenco delle posizioni archiviate figurano anche i nomi degli imprenditori Luca Parnasi (corruzione) e Gennaro Mokbel (riciclaggio). Archiviazione anche per gli avvocati penalisti Paolo Dell’Anno, Domenico Leto e Michelangelo Curti, finiti nel registro degli indagati per associazione mafiosa.

Indizi mancanti per Zingaretti
«Non risultano acquisiti riscontri in ordine alla posizione di Zingaretti». Sono queste le parole con cui il gip ha archiviato le contestazioni mosse al presidente della Regione. Secondo il giudice, “gli elementi acquisiti” nei confronti del governatore “si ritengono inidonei a sostenere l’accusa in giudizio”. Zingaretti era finito nell’inchiesta per tre episodi: l’appalto “comunemente conosciuto come la ‘gara del calore’”; l’acquisto della sede della Provincia; l’appalto per il centro di prenotazione unica. A tirare in ballo il presidente della Regione, sottolinea il giudice, è stato spesso Salvatore Buzzi, ma con dichiarazioni “de relato e prive di riscontri”.

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