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Il lato oscuro del mercato delle opere d'arte
di Francesca Mondin - Foto
Non solo droga, pizzo e appalti ma anche il mercato dell'arte è un business che fa gola alle criminalità organizzate. Nel documentario “Follow the paintings”, video inchiesta a cura di Francesca Sironi, Alberto Gottardo e Paolo Fantauzzi, (che andrà in onda su Sky il prossimo 18 dicembre) verrà trattato l'insidioso interesse della criminalità alla bellezza dell'arte.
Tra i casi che verrano presentati spunta il nome di Massimo Carminati, accusato di essere il padrino di Mafia Capitale. Un vero amante delle opere d'arte, si direbbe, visti gli oltre 90 pezzi tra quadri, serigrafie, sculture di diversi artisti sequestrata al “Cecato” dai carabinieri.
Opere di artisti come Consagra, Botero, Louise Nevelson, Mario Schifano, Boetti, Mirò, Rotella, Manzù, Filippo Tommaso Marinetti e altri. Alcuni autentici, altri copie e falsi.

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Una parte del tesoro di Carminati, si legge su “L'Espresso” che ha pubblicato un'anteprima della video-inchiesta, era esposto nella sua villa di Sacrofano, mentre un'altra buona parte è stata trovata durante le perquisizioni degli uffici della Imeg. Azienda dell'imputato Agostino Gaglianone, dove Carminati e la compagna erano stati visti dai carabinieri del Ros portare oggetti coperti da teli riconducibili alla conformazione di opere d'arte.
Certo è che, secondo la perizia richiesta dalla procura di Roma, questi pezzi d'arte se venduti come autentici avrebbero fruttato milioni di euro.
L'origine di queste opere d'arte è dubbia “La maggior parte delle opere non sono riconducibili a nulla, ovvero non c’è traccia che ci possa far ipotizzare una provenienza quantomeno lecita. E allo stesso tempo nessuna è risultata oggetto di furto o appropriazione indebita”, aveva detto, circa un mese fa, un maresciallo dei carabinieri per la Tutela del patrimonio culturale deponendo nel processo a Carminati.

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I documenti ritrovati nella pinacoteca del “Cecato” sembrano confermare un lato oscuro non proprio trasparente. Infatti, scrive “L'Espresso” “insieme a perizie timbrate dagli archivi degli artisti, di cui fidarsi (anche se non sempre), vengono citati più volte un copiatore e un ricettatore noti alle forze dell’ordine”.
“Il rapporto tra criminalità organizzata e opere d’arte è frequente - ha raccontato Otello Lupacchini, magistrato che si occupò della Banda della Magliana - Si potrebbe pensare che i boss acquistino i dipinti per circondarsi di cose belle, per ottenere una sorta di promozione sociale, di rispettabilità. Ma le opere piacciono soprattutto perché sono moneta corrente”. Infatti le opere d'arte sono capitali pratici da spostare e nascondere in modo abbastanza discreto.

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Affianco al nome di Carminati emerge anche quello di Gennaro Mokbel, imprenditore romano, con un curriculum niente male: uomo un tempo vicino all'estrema destra in contatto con esponenti dell’eversione nera e della banda della Magliana, condannato in primo grado per il riciclaggio internazionale dell’affaire Fastweb-Sparkle. Secondo l'accusa Mokbel avrebbe ripulito i soldi illeciti ricavati da quell'operazione in alcuni atelier romani, come quello in piazza di Spagna, in via Margutta, dove nel 2008 fu inaugurata una mostra della scultrice Rabarama. Un'artista che probabilmente interessava a Carminati visto che nel tesoro di opere d'arte sequestrate c'è anche uno dei suoi celebri giaguari.

Info foto: scatti di Alberto Gottardo tratti dal documentario Sky "Follow the paintings"

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