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udienzadi Emiliano Federico Caruso
Tensioni tra accusa e difesa alla quarta udienza del processo Mafia capitale, celebratasi ieri mattina nell’aula bunker di Rebibbia innanzi la decima sezione penale del tribunale di Roma, presieduta dal Rosanna Ianniello.

Tra i presenti in aula Luca Gramazio, ex capogruppo pdl regione lazio già detenuto nel carcere di Rebibbia e accusato di turbativa d’asta e associazione a delinquere, Franco Panzironi, ex amministratore delegato di Ama anch’esso detenuto nel carcere e accusato di associazione a delinquere, Pierpaolo Pedetti, ex consigliere comunale del Pd, Giordano Tredicine, il ras degli ambulanti della Capitale, e Giovanni Fiscon. l’ex direttore generale di Ama. Questi ultimi tre si trovano ora ai domiciliari. Presenti solo in videoconferenza, come nelle altre udienze, l’ex Nar Massimo Carminati, ora detenuto in 41 bis nel carcere di Parma (lo stesso di Totò Riina), Salvatore Buzzi dal carcere di Tolmezzo, l’altro ex Nar Roberto Brugia, già sodale dello stesso Carminati e ora detenuto a Terni, e l’imprenditore Fabrizio Franco Testa dal carcere di Secondigliano.

Nel corso dell’udienza sono stati confermati i domiciliari per l’ex dirigente di Eur spa Clelia Logorelli, arrestata il 30 ottobre per corruzione: secondo la procura avrebbe esercitato atti contrari ai doveri di ufficio in cambio 2500 euro al mese ricevuti direttamente da Buzzi. Ma in un clima già abbastanza teso a causa dell’alta frequenza delle udienze (le tensioni tra legali e tribunale erano iniziate già quando la Ianniello mise in scaletta almeno 136 udienze fino a luglio) durante la quarta udienza gli avvocati della difesa hanno protestato in particolare per le tempistiche del Collegio e per il rigetto delle questioni preliminari da parte del Tribunale.

Nel primo caso, infatti, la decisione della Ianniello di annunciare una camera di consiglio di almeno due o tre ore ha provocato la reazione dei legali, che avrebbero preferito rimandare a una successiva udienza. Ma secondo la Ianniello, rimandare la camera di consiglio avrebbe significato perdere almeno metà della giornata della prossima udienza, destinata all’ammissione delle prove. La seconda protesta riguarda invece il caso, un poco più complesso, delle intercettazioni raccolte nel corso delle indagini sul sistema “gelatinoso” di Mafia Capitale, per dirla con le parole di Raffaele Cantone.

In due anni di indagini, infatti, è stata raccolta un’enorme quantità di materiale audio relativo a intercettazioni sia telefoniche che ambientali: il solo Buzzi, ad esempio, è stato intercettato per otto ore al giorno per due anni. Gli avvocati difensori possono ascoltare queste intercettazioni in una sala appositamente allestita nella città giudiziaria di Roma, nel caso in cui trovino materiale interessante possono portarlo in aula durante le udienze, ma solo dopo l’ammissione del giudice, che decide quali materiali siano effettivamente utili alle indagini e quali invece devono rimanere tutelati dalla privacy.

Ora, gli avvocati della difesa protestano per il fatto che, a loro dire, non gli è stata fornita copia di tutte le intercettazioni effettuate in due anni e si vieta agli stessi imputati di ascoltarle, una procedura che invece, data la quantità di intercettazioni, finirebbe per rallentare ulteriormente il maxiprocesso, oltre al rischio di una diffusione incontrollata del materiale audio. La Procura ha reagito a queste proteste affermando che le intercettazioni sulle quali si basano le due ondate di arresti di Mafia Capitale sono già a disposizione da dicembre e da giugno su circa 200 cd, quindi non esiste alcuna violazione della difesa. Gli altri materiali si riferiscono invece a  soggetti estranei a Mafia Capitale e a conversazioni tra gli imputati e i loro legali che, per rispetto della privacy, devono essere trattate con il giusto “equilibrio tra esigenze conoscitive della difesa ed esigenze di riservatezza di persone estranee al procedimento” e verranno rilasciate, come già accennato, solo con il permesso del giudice.

Prima di questa discussione dei legali, i pm Paolo Ielo, Luca Tescaroli e Giuseppe Cascini hanno sottolineato alla difesa che i capi di imputazione non sono nè indeterminati, nè generici, e che i decreti di giudizio immediato non presentano vizi di sorta. In parole povere che il maxiprocesso si sta svolgendo nel pieno rispetto della privacy e della legge.

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