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"Nonostante l’indiscusso valore della legge e delle tante buone pratiche di riutilizzo sociale dei beni sottratti alle Mafie, divenute esempio all’estero ed osservate con attenzione come spunto dal legislatore europeo, oggi cogliamo preoccupanti segnali che vanno in una direzione opposta". Così Libera, che ieri mattina ha promosso a Roma presso la nuova sede un appuntamento nazionale con la partecipazione di associazioni, istituzioni, soggetti gestori dei beni e cittadinanza per fare il punto sul tema dei beni confiscati e del loro riutilizzo pubblico e sociale. Secondo l’organizzazione fondata da Don Luigi Ciotti "sono segnali di un cambiamento di paradigma che, da più parti, mette in discussione queste conquiste anche attraverso una narrazione tossica e distorta, che, a nostro avviso, non coglie la realtà delle cose. Un approccio sempre più privatistico al tema del riutilizzo dei beni confiscati, l’introduzione sempre più frequente nel dibattito pubblico del tema della vendita e della rimodulazione delle misure di prevenzione, la banalizzazione delle criticità che affliggono la materia. Messaggi che convergono su una lettura superficiale e ingiusta, a partire dalla quale si getta un discredito generalizzato su uno strumento che, invece, ha consentito una vera e propria rivoluzione. È forse una delle conseguenze di quella tendenza alla 'normalizzazione', più volte denunciata da Libera, che ha lasciato fuori il tema della lotta alle Mafie dall’agenda politica, riducendo Mafie e corruzione a uno dei problemi marginali del Paese. La decisione del Governo di cancellare con un tratto di penna i 300 milioni di euro previsti dal Pnrr per la rifunzionalizzazione e la valorizzazione dei beni confiscati è l’ennesima evidente dimostrazione di tutto questo". E su questo punto Libera esprime "tutta la sua preoccupazione".

Foto © Imagoeconomica

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