Riflessione a margine di un'intervista

“C’è di ridiri”, è una espressione molto particolare usata dai siciliani.
Aldilà della facile traduzione “dal siciliano all’italiano”, ho sempre pensato che non volesse rappresentare un modo per esprimere una sensazione entusiastica per qualche accadimento o evento che suscitasse ilarità e con essa buon umore.
L’ho sempre intesa come rappresentazione di perplessità e, talvolta, velato sgomento, per eventi che tutto avrebbero potuto suscitare tranne che una sana ilarità.
Se questo è il significato che ci è consentito dare a questa espressione, allora, proprio con quello sgomento che l’espressione stessa vuole esprimere, possiamo affermare: "C’è di ‘ridiri, Professore Visconti".
Si, c’è di ridiri, nel leggere l’intervista rilasciata dal Prof. Costantino Visconti (in foto), docente di Diritto penale all’Università di Palermo, al quotidiano “Il Foglio” e proposta ai lettori con il titolo “No alla fuffa dell’Antimafia”.
Fuffa: "Insieme di cose inutili, prive di valore, insieme di ragionamenti o chiacchiere senza alcun fondamento o significato".
Se questi sono i significati della parola “fuffa”, suggeriti dai dizionari della lingua italiana, rimane veramente difficile collegare questo termine all’attività svolta dal Dott. Di Matteo, dall’inizio della sua carriera a oggi, e che, il Prof. Visconti considera insieme al giornalista Saverio Lodato, da lui citato nella stessa intervista, i protagonisti della fuffa dell’antimafia.
Può essere sfuggito qualcosa, ma, pur rileggendo più volte l’intervista al Prof Visconti, non si riesce a individuare le fondamenta sulle quali si basi per sostenere (ci permetta l’irriverenza), in maniera così poco credibile, le conclusioni cui vuole arrivare.
“Esiste un ampio schieramento di intellettuali che ritiene, più o meno in buona fede, che la mafia, o più precisamente le mafie siano un super potere criminale che tutto decide e tutto dispone” e questo approccio ha diversi effetti negativi in quanto “nega la Storia alle nuove generazioni sottraendo quella degli ultimi trent’anni” – afferma sempre il Prof. Visconti -, il passaggio da una mafia che comandava e era ben protetta dal potere politico, a una mafia ridotta ai minimi termini grazie all’azione di magistratura e polizia.
Vorremmo chiedere al Professore Visconti di quale storia stia parlando e, soprattutto, per arrivare alle conclusioni cui è arrivato, che fonti abbia utilizzato.
Proprio la storia degli ultimi trenta anni è una storia in cui, i successi indiscutibili della lotta alle mafie sono stati accompagnati da altrettanti misteri ancora oggi irrisolti o, talvolta, totalmente ignorati o solo apparentemente affrontati senza la reale volontà di risolverli.
E alla fine sono stati forse più i misteri dei, pur encomiabili, successi.
Si pensi ai tanti depistaggi, al mistero della agenda rossa del Giudice Borsellino, alla vicenda Ilardo, si pensi alla morte del Maresciallo Lombardo, ai tanti personaggi appartenenti alla politica locale e nazionale, appartenenti alla magistratura, forze dell’ordine coinvolti e spesso condannati (con sentenze definitive), per collusione, favoreggiamento in attività mafiose e altri reati.
Si pensi alla vicenda della trattativa Stato-mafia la cui esistenza è stata in più occasioni dimostrata nei suoi risvolti e conseguenze peggiori e documentata, non soltanto da giornalisti particolarmente intraprendenti o da magistrati, il cui lavoro non può essere buttato in una fogna a seguito dell’ultima sentenza della Corte di cassazione su questo tema e di cui a oggi, ancora, non si conoscono le motivazioni.
Non può essere fatto il focus solo e esclusivamente su una sentenza (per quanto della Suprema Corte) omettendo tante altre significative evidenze.
La storia della Mafia e dell’Antimafia, la si deve scrivere, non solo per rispetto della storia, ma anche per onestà intellettuale, tenendo conto di tutte le fonti disponibili.
E se, come fa il Prof. Visconti, vogliamo affermare che gli ultimi trenta anni hanno dimostrato che la mafia è vincibilissima non dobbiamo sottovalutare niente prima di esporci e essere credibili.
Gli ultimi anni sono quelli che hanno visto Matteo Messina Denaro muoversi indisturbato per le vie del suo Paese fino al giorno del suo arresto, ma sono anche gli anni che hanno prodotto le vittime innocenti di attentati quale quello di Via dei Georgofili a Firenze, della Questura di Milano in Via Moscova o del fallito attentato allo stadio Olimpico.
Sono questi i trent’anni di successi, cui fa riferimento il Prof Visconti, di uno Stato cui vogliamo attribuire serietà e determinazione nella lotta alle mafie? È vero, la Mafia può essere vincibilissima ma a altre condizioni.
E come vogliamo definire quello Stato che ha consentito tutto ciò?
È forse Stato, quello che non consente (ben diverso da non essere in grado) di conoscere la verità di certi fatti che hanno minato e minano l’equilibrio di una intera democrazia, mettono a repentaglio la vita dei cittadini e, con le loro ripercussioni politiche, agevolano il costituirsi di assetti di potere dove sarà sempre più difficile "separare il grano dal loglio"?
Si, è uno Stato, ma solo perché costituito da strutture e apparati che appartengono al suo ordinamento.
Chi ha però il coraggio di affermare che questo sia lo Stato nel quale possiamo riconoscerci, come cittadini onesti, e nel quale possiamo riporre le nostre speranze per il futuro.
E forse sbagliato definire “marcio” questa parte di Stato?
Il Dott. Di Matteo, non ha bisogno di esegeti che interpretino e chiariscano ciò che dice ma, se, come asserito nell’intervista del Prof Visconti, ha parlato di Stato marcio, si è sicuramente riferito a quelle componenti, strutture e apparati delle istituzioni contaminati, dove corruzione e malcostume si sono metastatizzati come il peggiore dei mali.
Certo è che, ciò non ci consente di tollerare e accettare le conclusioni cui arriva il Professor Visconti affermando che, "fino a quando nelle scuole si continueranno a invitare Saverio Lodato e Nino Di Matteo, che dicono che lo Stato è marcio, si darà un messaggio diverso (non corretto) alle nuove generazioni cui bisogna spiegare che lo Stato c’è e che è più forte delle mafie, perché questo è un dato inconfutabile".
Ipotesi anacronistica, l’isolamento dal confronto con i giovani del Dott. Di Matteo e Saverio Lodato e che, se qualcuno lo volesse attuare, offenderebbe il futuro del nostro Paese, i giovani, e quel passato cui hanno appartenuto tra tanti onesti servitori dello Stato, i giudici Falcone e Borsellino, dei quali, il Dott. Di Matteo, ha raccolto l’eredita come magistrato e la responsabilità nella ricerca della verità dei tanti fatti criminosi (legati da un sottile filo rosso) che hanno interessato non solo la Sicilia ma l’intero nostro Paese, la nostra democrazia.
Ma, senza andare oltre, la risposta, più vera e credibile, al perché il Dott Di Matteo non debba mai essere ostacolato nel portare il proprio messaggio di legalità, onestà, democrazia, testimonial di giustizia e espressione di un libero pensiero e di libera espressione delle idee, la si trova nella lettera che proprio il Giudice Di Matteo indirizzò al Giudice Borsellino, leggendola in Via D’Amelio il 19 Luglio 2011, e che, Sonia Bongiovanni ha declamato quest’anno in occasione delle manifestazioni in memoria del Giudice ucciso dalla mafia.
Non può non essere ascoltata o letta.
Da quelle parole di Nino Di Matteo, emerge l’espressione e il profilo più nobile dello Stato, capace di vincere le Mafie perché più forte delle Mafie stesse, proprio quello che il Professor Visconti ritiene che debba essere spiegato ai giovani ma che a suo dire il Dott Di Matteo non è in grado di fare essendo solo capace di dare un messaggio diverso.
L’avrà sicuramente già fatto a suo tempo ma, Prof Visconti, legga nuovamente anche Lei quella lettera.
Per tutto il resto, c’è di ridiri.
(Prima pubblicazione: 23 luglio 2023)

Foto © Imagoeconomica

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