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Il ceramista invia una lettera in cui denuncia il suo stato di abbandono da parte delle istituzioni

“Continuerò a scrivere e a denunciare. Ormai con la mia precaria condizione di salute non pretendo nulla e non voglio nulla. Solo riuscire ogni tanto a far conoscere la mia arte nella mia Palermo… cosa che mi viene impedita”. Così il ceramista e presepista di Palermo Bennardo Mario Raimondi, vittima di racket e al pari della negligenza delle istituzioni, che in una lettera inviata alla nostra redazione in cui denuncia il suo Stato di abbandono. “La mia famiglia vittima di mafia - si legge - oltre a perdere tutto e tutti si trova in un grave disagio economico e sociale. Non lavoriamo, non c’è futuro e non abbiamo più una dignità”. Dopo aver elencato una serie di costi a suo carico (tra affitto e altro) ha sottolineato come le sue difficoltà siano “compromettendo la salute dei miei, già sofferenti per altre cose”. E ancora: “Ho dovuto buttare mobili, vestiti, sedie, quadri. Ho chiesto e chiedo da anni al Comune di Palermo un aiuto concreto, invece della solita spesa che risolve il problema del giorno e basta. Ma niente da fare”. “Ultimamente è venuta anche l’assistente sociale del Comune di Palermo (4° circoscrizione), la dott.ssa Cavallaro - scrive - la quale ha potuto vedere con i propri occhi come vivo, in che condizioni mi trovo e quanti farmaci siamo costretti a prendere”. “Mio padre finalmente dopo tre anni è stato seppellito al cimitero dei Rotoli - continua - ma a oggi non ho le possibilità economiche di potergli fare una lapide con la foto e tante altre cose di cui le tv e i giornalisti si vergognano a scrivere e a dire, a meno che non hai le solite amicizie”. A conclusione, Raimondi ringrazia in qualità di “artista che sta dando anche la sua stessa vita per l’arte e la legalità”.

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