Cofondatore della Lega ed ex ministro dell’Interno che fu “imbrogliato” nel ’94 con il Decreto “Salva-ladri”

Roberto Maroni è morto alle prime luci del mattino. Lo storico numero due di Umberto Bossi aveva 67 anni. Si è spento in nottata a causa di un aggravamento delle sue condizioni. L’ex segretario della Lega, infatti, era gravemente ammalato da quasi due anni. La notizia è stata confermata dal sindaco di Lozza, Giuseppe Licata. Maroni era "un leghista per sempre", come si definì nel 2019 parlando del nuovo partito di Giovanni Toti. Nato il 15 marzo 1955 a Varese Maroni si è laureato in Giurisprudenza e dal 1990 al 1993 è stato segretario provinciale della Lega Nord di Varese per poi diventare consigliere comunale nella stessa città. Nel 1992, gli anni delle stragi, è approdato alla Camera e nel 1994 con la vittoria del Polo delle Libertà è diventato vicepresidente del Consiglio e ministro dell'Interno del primo governo Berlusconi. Nel 1996 viene confermato deputato nella lista proporzionale della Lega nella circoscrizione III Lombardia 1. Nel 1999 rivesta l’incarico di coordinatore della segreteria politica nazionale della Lega per poi affacciarsi al governo di Silvio Berlusconi. Dal 2001 al 2006 con il nuovo governo del Cavaliere, infatti, Roberto Maroni è stato nominato ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali. Nel governo Berlusconi IV, dal maggio 2008, è tornato a guidare il ministero dell'Interno. Dopo il caso Belsito che porta alle dimissioni di Umberto Bossi da leader della Lega, Maroni si è poi candidato a segretario, carica che ricoprirà dal primo luglio 2012 al 15 dicembre 2013. Nel 2013 la vittoria alle elezioni in Lombardia, con il sostegno del centrodestra. Ha mantenuto la carica di presidente della Regione per un mandato fino al 2018 quando - a sorpresa - aveva rifiutato la ricandidatura offertagli dal centrodestra e lancia la candidatura di Attilio Fontana. Nel settembre del 2020 aveva deciso di tornare in politica annunciando la sua candidatura a sindaco di Varese, ma poi la malattia e l'operazione al Besta di Milano, a inizio 2021, lo avevano costretto a rinunciare alla corsa. Sempre nel 2020 è stato assolto in via definitiva dalla Cassazione dall'accusa di turbata libertà degli incanti per la vicenda di un contratto ad una sua ex collaboratrice e nell'ottobre del 2021 il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese lo aveva nominato presidente della consulta contro il caporalato in agricoltura. Maroni era ancora sotto processo a Milano per induzione indebita e turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente per il caso di un altro contratto. processo più volte rinviato nei mesi, anche di recente, per impedimenti proprio legati ai motivi di salute di Maroni.

La Politica lo ricorda
Il mondo della politica è in lutto. Oggi è stato osservato un minuto di silenzio nell'aula del Consiglio regionale della Lombardia in suo ricordo. “È stato un risveglio molto doloroso”, ha detto il presidente del Consiglio Alessandro Fermi, prima dell'inizio dei lavori, annunciando una commemorazione dedicata a Maroni per il 29 novembre nella prossima seduta di Palazzo Pirelli. Un “grande segretario, super ministro, ottimo governatore, leghista sempre e per sempre” lo ha descritto sui social il leader della Lega Matteo Salvini commentando la notizia. Parole di cordoglio sono arrivate anche dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che si è detta “profondamente colpita dalla notizia della scomparsa di un amico, un politico intelligente e capace, un uomo che ha servito le Istituzioni con buonsenso e concretezza”. Parole di solidarietà e vicinanza alla famiglia sono giunte anche da altri versanti dell’arcobaleno politico del Parlamento. Il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, ad esempio, ha scritto su Twitter: “Con Maroni se ne va uno dei protagonisti della politica degli ultimi 30 anni. Il Movimento 5 Stelle esprime vicinanza al dolore dei suoi cari e della sua comunità politica". Anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha partecipato al cordoglio inviando ai familiari dell'onorevole Roberto Maroni un messaggio di vicinanza. I suoi funerali si celebreranno venerdì mattina a Varese.

Maroni e la Trattativa Stato-mafia: un decreto lo imbrogliò
Al di là del cordoglio nazionale, è bene ricordare che Maroni – nonostante il suo “low profile”, come dicono gli inglesi – fu colui che il 16 luglio 1994 al TG3 dichiarò apertamente di essere stato “imbrogliato” nella vicenda riguardante il decreto “salva-ladri” a firma dell'allora Guardasigilli Alfredo Biondi. La questione del “Decreto Biondi” quale possibile “concessione” alla mafia da parte dello Stato, era tornata sotto i riflettori grazie alla deposizione dello stesso Maroni al processo Trattativa Stato-mafia. Era il 2016, quando l’allora Presidente della Lombardia venne sottoposto ad un lungo esame condotto dai pm Francesco Del Bene e Nino Di Matteo. La norma, in sintesi, rendeva più difficili o addirittura impossibili le indagini sulla mafia. Il pm Di Matteo ricordò in aula come all’art. 9 di quel decreto, in quel momento in vigore, si leggesse: “Nell’art. 335 del C.C.P. il comma 3 è sostituito dal seguente: le iscrizioni previste dai commi 1 e 2 sono comunicati alla persona alla quale il reato è attribuito, al suo difensore e alla persona offesa che ne facciano richiesta. Se sussistono specifiche esigenze attinenti all’attività di indagine il pubblico ministero può disporre con decreto motivato il segreto sulle iscrizioni per un periodo non superiore complessivamente a 3 mesi”. Un testo approvato “senza nessuna differenza e nessuna esclusione per i reati di mafia”, sottolineò Di Matteo che chiese successivamente all’ex ministro se si trattasse di “una norma dalla quale in quei momenti evinse la diversità tra il testo che le era stato sottoposto e il testo approvato?” La risposta di Maroni fu lapidaria: “Escludo che fosse nel testo che ci era stato mandato dal ministero. Ricordo bene che quando ricevetti il testo lo passai all'Ufficio legislativo, al Dipartimento della Pubblica sicurezza chiedendo se c'erano conseguenze sul tema della lotta alla mafia su cui ero molto sensibile e dissi: 'ditemi se ci sono conseguenze per quanto riguarda l'ordine pubblico - ripercussioni che mi vennero segnalate e le misi nella relazione del Consiglio dei ministri - e se ci sono conseguenze nella lotta alla mafia. Nessuno mi segnalò una cosa del genere. Me ne sarei accorto perché non appena Caselli me la segnala io mi accorgo e capisco subito che si tratta di qualcosa che rende più difficile le indagini complicate relative alla lotta alla mafia”. E quando Di Matteo insistette chiedendo se fosse corretto dire che “questa norma era stata inserita a insaputa del Ministro dell'Interno?”, Maroni replicò di getto: “Si questo è quello che ritenni quando dissi: 'Sono stato imbrogliato’”.

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