Il presidente della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti, ha fatto sapere che il commissario straordinario di Lona Lases, Federico Secchi (in foto a destra), ha rassegnato le sue dimissioni.
In attesa della nuova tornata elettorale, che slitterà alla primavera 2023, la Giunta ha nominato un nuovo commissario. La scelta è ricaduta sull’ex questore di Trento, Alberto Francini, da poco andato in pensione. Una decisione maturata dopo un confronto con l’assessore Mattia Gottardi e il Commissariato del Governo.
La notizia è stata riportata dal quotidiano "il Dolomiti".
A Lona Lases, un piccolo comune montano della Val di Cembra a 12 chilometri a Nord di Trento, ricordiamo,  ha preso piede il processo “Perfido” sulla presenza della ‘Ndrangheta in Trentino e che attualmente è ancora senza un sindaco. La ragione? L’ultima tornata elettorale non ha visto liste candidate. Il voto avrebbe dovuto tenersi in ottobre ma per la terza volta consecutiva non è stato possibile indire le elezioni.
Un fatto più unico che raro.
Secondo le ipotesi della Procura le ramificazioni delle cosche calabresi si sarebbero infiltrate nel settore del porfido per prenderne il controllo.
Marco Galvagni, già segretario comunale di Lona Lases, sempre su 'il Dolomiti' aveva detto che "tecnicamente siamo al sesto commissariamento con il prossimo. Dal punto di vista amministrativo anche nelle ultime due o tre consiliature c'è sempre stata una lista unica. Questo può indicare una disaffezione delle persone dalla politica oppure qualche difficoltà che si deve trovare e risolvere”.
Se siamo arrivati a questo punto significa solo una cosa: chi aveva il compito di vigilare non l'ha fatto. Lo stesso vale per le istituzioni, non hanno fatto il loro dovere” ha detto Galvagni. Lui è stato uno dei pochi che difronte al mescolamento tra interessi personali, economici e pubblici non ha girato la testa altrove.
Ma che cosa denunciava Galvagni? Lo sbarco della ‘Ndrangheta dietro al business delle cave. L’arrivo di nomi pesanti, come la famiglia Grande Aracri, dagli investigatori ritenuta snodo del radicamento delle mafie calabresi al nord. Dall’Emilia alla Bassa Lombardia, fino a Trento, appunto.
Con lui anche il Coordinamento Lavoratori del porfido che, attraverso Walter Ferrari, uno dei portavoce ha recentemente chiesto l'istituzione di una Commissione d'accesso parlamentare antimafia per fare luce su quello che è successo in questi anni a Lona Lases.
Alcuni dati certi arrivano dalla sentenza e dalle informative delle forze dell'ordine.
L'operazione Perfido era stata condotta dai Carabinieri del Ros e aveva visto l'impegno anche della Guardia di Finanza con il sequestro di un patrimonio imponente. Le indagini avevano portato a galla la costituzione di una "locale" della 'Ndrangheta, basata a Lona Lases e infiltrata nelle attività di estrazione del porfido. Da qui avrebbe poi allacciato i rapporti con il mondo politico e istituzionale trentino.
“L’attività investigativa – è scritto in un’informativa – ha rilevato che il sodalizio indagato esercita il controllo territoriale anche sfruttando i rapporti dedicati e intessuti con le istituzioni e la politica locale. È l’esempio di Domenico Morello che si rivolge al generale dell’esercito Buffa Dario, per conoscere eventuali procedimenti penali a suo carico, o che si rivolge ai suoi amici dipendenti di banca, per agevolare operazioni finanziarie sui conti correnti aziendali”.
L'indagine era durata oltre due anni e tutto era partito da alcuni reati di tipo ambientale.
Attualmente c'è processo in corso e già è stata emessa la prima condanna a febbraio scorso per mafia in Trentino e sugli interessi delle cosche sulle cave di porfido: dieci anni e 10 mesi di reclusione (pena pesante, se si considera lo sconto previsto dal rito abbreviato) a Saverio Arfuso, 49 anni, calabrese. É stato il primo condannato importante del processo "Perfido", legato all'inchiesta sulle infiltrazioni della 'Ndrangheta nel mondo del porfido della val di Cembra. Soprattutto, Arfuso è il primo condannato per mafia in Trentino ed è la sua una condanna che dà sostanza e peso all'intero impianto accusatorio dei pm Ognibene, Colpani e Scagliarini.
I tre avevano chiesto esattamente quella condanna e il gup Enrico Borrelli ha accolto la tesi. Arfuso è stato considerato elemento di punta degli interessi della 'Ndrangheta nei comuni di Lona-Lases e Albiano.
Per il tribunale quindi, la mafia c'è in Trentino, si è infiltrata realmente e pericolosamente. Hanno invece patteggiato la pena Mustafà Arafat, macedone, 45 anni (ora in carcere per il pestaggio di un operaio cinese), e Giuseppe Paviglianiti, 61 anni, incensurato, originario di Montebello Ionico ma residente a Trento. Per entrambi è caduta l'accusa più pesante, quella di associazione mafiosa. Ad entrambi è stato contestato di aver fornito appoggio ai membri dell'organizzazione criminale, ma di non far parte della stessa. Paviglianiti ha patteggiato 1 anno e 6 mesi di reclusione (con la sospensione condizionale della pena), Arafat 2 anni.

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